Piano di rientro? Fuori i lavoratori

Sara Picardo

RECESSIONE. Telecom riduce le commesse e Italtel, per ottenere prestiti, licenzia i dipendenti. Continua la protesta davanti alle sedi.

Come anticipato al tavolo convocato dal ministero dello Sviluppo economico, il 19 febbraio l’Italtel ha aperto la procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore per ben 400 lavoratori. E la bufera scatenata dal caso “Telecom e corruzione” non ha di certo facilitato le cose per l’azienda, che traeva oltre il 50 per cento del suo fatturato dalle commesse Telecom Italia. «Una cassa integrazione a zero ore significa circa 750 euro al mese», spiega Roberta Turu, della segreteria Fiom di Roma. A restare a casa saranno 100 persone su un totale di 220 lavoratori nella sede di Spinaceto a Roma, 60 su 234 nella sede di Carini a Palermo, 3 a Napoli e 237 dipendenti su un totale di circa 1.500 a Castelletto a Milano. L’Azienda avrebbe richiesto un incontro in Assolombarda per questa settimana, come previsto dalle procedure.
 
«Appena abbiamo appreso la notizia ci siamo subito mobilitati in uno sciopero che ha coinvolto oltre 1.900 dipendenti del gruppo in tutta Italia, altri 200 circa sono all’estero», racconta Tiziana Galli, Rsu dell’Italtel. Intanto a Spinaceto, dove sorge il centro ricerche Italtel, da oltre due settimane i lavoratori stanno presidiando giorno e notte gli edifici. Il primo marzo scadrà il contratto d’affitto della sede e ancora non è stato rinnovato. «È ormai certo - spiega la Galli - che il centro alle porte di Roma chiuderà e verrà mantenuto solo l’ufficio commerciale in via del Corso ».
 
I problemi di Italtel nascono dalla decisione del suo cliente principale, nonché socio al 20 per cento, Telecom Italia, di ridurre le commesse e di non farne partire alcune preventivate a inizio 2009, tra cui la banda larga e la ristrutturazione e manutenzione della Rete e delle centrali Telecom: ciò ha prodotto, a quanto afferma l’azienda, quasi 50 milioni di euro in meno di fatturato e la necessità di licenziare del personale. Necessità che nasce anche dal fatto che, per poter ottenere prestiti dalle banche azioniste, Italtel deve dimostrare di avere un piano di rientro per il prossimo futuro, che si traduce, per un’azienda in così forte crisi, nel licenziamento di centinaia di dipendenti.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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