Quando il mare non è più blu

Francesco Iacotucci (Terra Campania)
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AMBIENTE. Solo nel 2009 ben il 14% delle infrazioni in Italia per scarichi illegali e cattiva depurazione sono campane.

Estate 2009, l’estate nera per la balneazione in Campania, la clamorosa protesta dei lavoratori del depuratore di Cuma che lasciarono defluire in mare gli scarichi non trattati causò una preoccupazione generale sull’inquinamento delle coste facendo emergere problemi nuovi ma anche lo stato pessimo della costa campana, facendo calare le presenze del 50% con le conseguenti ricadute sul turismo e sull’immagine della regione. Un effetto non secondario è stato che i cittadini, più che negli altri anni, sentirono che gli era stato negato il mare considerato una delle maggiori risorse. Legambiente diede l’anno scorso per il secondo anno consecutivo alla Campania la bandiera nera per l’elevato inquinamento delle coste.
 
Le cause sono note: depuratori mal funzionanti, edilizia abusiva e tante abitazioni o interi centri abitati le cui fogne scaricano ancora nei fiumi. Sfogliando la relazione Mare monstrum 2009, solo nel 2009 ben il 14% delle infrazioni in Italia per scarichi illegali e cattiva depurazione sono campane, la lunghezza di costa non balneabile risulta essere pari al 17% mentre la media nazionale è del 3% e in nessuna regione supera il 10%, la salute del mare inoltre è peggiorata negli anni visto che siamo passati dai 74 Km di costa non balneabile del 2001 ai 82 Km del 2009. Anche per quanto riguarda la classifica dei reati per abusi edilizi la Campania svetta prima in classifica a livello nazionale con 783 reati accertati in un anno.
 
Dall’ultima analisi dell’Arpac datata febbraio 2010 la situazione non sembra variata di molto, anzi da un’analisi più approfondita eseguita per la provincia di Caserta, dove ben il 61% della costa risulta non balneabile, i risultati sono sconcertanti: solo il 10% degli abitanti della provincia di Caserta scarica le proprie acque reflue attraverso depuratori regolarmente funzionanti, in particolare il 75% è attaccato a depuratori parzialmente funzionanti e più del 10% è privo di alcun allacciamento ad un impianto di depurazione.
 
La situazione generale delle coste campane rimane per lo più immutata, dopotutto, a parte una parziale bonifica del fiume Sarno ed aver iniziato (per l’ennesima volta) la bonifica non ci sono stati interventi radicali sulle fonti di inquinamento più importanti, non un intervento per esempio ai depuratori da tutti giudicati obsoleti e bisognosi di interventi importanti, anche se a dire il vero una dichiarazione c’è ed è di Ganapini (lo scorso 4 febbraio ad un convegno di Assobanleari Campania) che comunica che finalmente si è rinnovata la convenzione con la Hydrogest e si augura che per l’estate tutti i depuratori siano in perfetto funzionamento.
 
Visto che le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale ci saranno a fine Marzo, non può che essere una speranza. Per una volta c’è anche una buona notizia. Difatti, se nel 2010 i tratti inquinati del casertano sono passati dal 65% al 61% gran parte del merito va a Cellole dove sono stati “riabilitati” due tratti di costa a Baia Domizia. Qui difatti è stato realizzato un nuovo collettore fognario, è stato ampliato un impianto di depurazione, sono stati completati due sistemi fognari comunali, e sono stati puliti i canali gestiti dal consorzio di bonifica, i dati dei prelievi sono buoni, qui insomma nel 2010 con grandi possibilità si potranno fare bagni “puliti”. Dove si lavora per migliorare la situazione del mare, insomma, i risultati si vedono.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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