Restare a Roma nella legalità

Ylenia Sina
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MIGRANTI. I lavoratori africani deportati da Rosarno aderiscono alla mobilitazione del primo marzo.

«Vogliamo che il governo di questo Paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con dignità». Termina così la lettera presentata martedì mattina dall’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno durante una conferenza stampa in piazza S. Marco a Roma. Hanno chiesto che il permesso di soggiorno rilasciato agli undici africani feriti durante gli scontri di Rosarno, «sia accordato anche a tutti noi, vittime dello sfruttamento».
 
Chiedono di poter avere un lavoro regolare, assistenza sanitaria adeguata e alloggi decenti. Dei 2.500 immigrati fuggiti da Rosarno molti oggi sono nei Cie, in attesa di espulsione, altri nei centri di accoglienza, altri ancora hanno preferito tornare nei Paesi d’origine. Da oltre due settimane circa duecento immigrati vivono, invece, a Roma. Pochi hanno trovato un’accoglienza adeguata, tutti gli altri dormono nei dintorni della stazione Termini o nei parchi all’aperto in condizioni di estrema precarietà. Nonostante il rischio di rimpatri ed espulsioni una parte ha deciso di reagire: sabato scorso, una sessantina di immigrati, con il sostegno delle realtà antirazziste della capitale, si è riunito presso il centro sociale ex Snia Viscosa dando vita all’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno.
 
«Un incontro per raccontarci e per raccontare», scrivono nella lettera che hanno diffuso durante la conferenza stampa, «voluto per spiegare alle persone che ci stiamo organizzando e che abbiamo costituito una rete che da questo momento diventerà il luogo centrale delle prossime mobilitazioni». Assieme alla rivendicazione dei diritti anche il racconto di ciò che hanno vissuto nella piana di Rosarno. Per questo il primo marzo saranno in piazza. Perché anche se le autorità «non vogliono né vederci né ascoltarci, siamo degli attori della vita economica di questo Paese. Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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