Sanità Usa, Obama ci prova ma l’accordo è irraggiungibile

Emanuele Bompan da Washington

STATI UNITI. Sempre più polarizzato il Congresso. Il presidente: «Avanti senza consenso bipartisan». I Democratici cercano accordi con singoli avversari sperando di indebolire il fronte repubblicano. Resta esclusa l’opzione “pubblica”.

«Sono pronto a proseguire anche senza un consenso bipartisan». Obama mostra finalmente i muscoli e risale nell’indice di gradimento. Il meeting nel Garden Room della Blair House, trasmesso in diretta su varie reti televisive Usa, ha prodotto un effetto: rappresentare la spaccatura politica di un Paese. Chi si aspettava la politica delle strette di mano e delle tirate di giacca è rimasto deluso.
 
Obama, di fronte alla tracotanza dei repubblicani, ha risposto tono su tono. La riforma sanitaria è «necessaria e irriducibile» e non può essere protratta ad infinitum dalle lunghe discussioni al Congresso. Attacchi rituali quelli repubblicani. Alza i toni l’ex candidato alla presidenza McCain: «La vostra riforma è appesantita da spese inutili e accordi sottobanco».
 
Barack ribatte secco: «John, la campagna elettorale è finita». Il presidente cerca ripetutamente l’intesa ma trova un muro di opposizione. La visibilità è totale di fronte alle telecamere, regna sovrana la logica dello spot elettorale. Voci di corridoio a Capitol Hill insinuano che l’operazione è stata una trappola per mostrare l’opposizione poco costruttiva dei repubblicani. L’ex avversario di Obama accusa: «Per otto volte si è proposto di fare questo incontro sotto le telecamere di C-Span (la rete che copre il Congresso ndr), ma quello di oggi è un prodotto orchestrato a porte chiuse».
 
Obama vuole andare avanti lo stesso, impiegando il suo piano per la riforma sanitaria, il cui testo è stato rivelato lunedì scorso. Una versione simile a quella discussa al Senato, dove non figura l’opzione pubblica. La decisione di proseguire senza bipartisanship non significa che sarà totalmente sordo ai repubblicani, specie con un Senato indebolito. Anche senza accordi formali, accoglierà qualche proposta. Come l’emendamento avanzato dal senatore repubblicano Tom Coburn di usare squadre sotto copertura per monitorare le frodi.
 
«Sono molto interessato a questa idea», ha commentato Obama. Intercettare alcune volontà dei singoli rappresentati potrebbe essere una strategia per trovare franchi tiratori. Mitigando allo stesso tempo i dissensi dell’ala centrista democratica. Il presidente statunitense cerca convergenze anche sulla legge sul clima ed energia. Mercoledì ha incontrato al St. Regis hotel il mondo delle imprese per rilanciare il testo legislativo tenuto in ostaggio dal Senato e in attesa di essere discusso il prossimo mese.
 
La strategia in questo caso è corteggiare la destra passando per il mondo del business. Si alle rinnovabili ma anche avanti tutta su nucleare e nuovi fondi per sostenere la “sporca industria” delle fonti non rinnovabili. Per la felicità delle lobby di settore, finanziatrici dell’opposizione repubblicana. I cittadini sono però stanchi dell’ostruzionismo al Congresso. «Non abbiamo la maggioranza? Non è Obama il presidente? Come è allora che non si riesce a governare», sbotta Jaret, 28 anni. «Siamo stufi di aspettare che discutano. Vogliamo le riforme». Un dubbio che più di un costituzionalista si è posto. È possibile ancora governare oggi in Usa?  

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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