Sconfitti i petrolieri
La battaglia contro il pericolo delle trivellazioni petrolifere al largo di Bari e Brindisi, di cui Terra ha raccontato diffusamente, sembra arrivata a un punto di svolta. Il Tar di Lecce, al quale il (solo) Comune di Ostuni aveva presentato ricorso contro le indagini sottomarine avviate dalla Northern Petroleum, con l’ordinanza n. 130 del 24 febbraio scorso ha annullato, previa sospensione dell’efficacia, il decreto del ministero dell’Ambiente che autorizzava i lavori preliminari relativi alla ricerca di idrocarburi.
Il procedimento di compatibilità ambientale, secondo il Tar, «è culminato nell’adozione di provvedimenti ministeriali che sembrano avere disatteso alcuni considerevoli profili di criticità». In particolare, il Tribunale ha sottolineato «l’omessa considerazione del carattere inquinante della tecnica di prospezione geofisica denominata “Air gun”», nonché «una non adeguata considerazione degli effetti pregiudizievoli derivanti dall’utilizzo della suddetta metodica di prospezione geofisica per la salvaguardia di alcune specie marine», tra cui i cetacei.
Il Tar, dunque, condivide pienamente e nel merito una delle ragioni avanzate dagli ambientalisti: gli air gun, che sparano potenti getti d’aria sul fondo marino. sono dannosi per l’ambiente. Questa tecnica, propedeutica all’installazione di pozzi petroliferi in caso di esito positivo delle ricerche, peraltro, è ufficialmente annoverata tra le forme riconosciute di inquinamento dalla proposta di Direttiva n. 2006/16976 recante gli indirizzi della Strategia comunitaria per la difesa del mare. In più, il Tribunale ha denunciato «l’omessa valutazione dei pregiudizi che l’attività di ricerca petrolifera in argomento può produrre a carico delle attività produttive (pesca, turismo, balneazione, ecc.)».
Spazio anche per «l’omesso perfezionamento della procedura di composizione della commissione Via», all’interno della quale non è stato nominato il rappresentante della Regione. Nell’ordinanza è presente anche una significativa valutazione d’ordine complessivo che rende ancora più dura la sconfitta del ministero dell’Ambiente: «Il ricorso principale e gli atti di intervento ad adiuvandum - scrive infatti il Tar - appaiono sorretti da ragioni meritevoli di apprezzamento e tutela in sede cautelare indipendentemente dalla sussistenza di un pericolo imminente di pregiudizio derivante dalla esecuzione dei provvedimenti impugnati, trovando applicazione il principio di prevenzione che legittima la concessione di una tutela cautelare anticipata».
Esultano gli ambientalisti, da sempre in trincea contro il pericolo di trivellazioni e, va detto, anche contro i balbettii della politica. Un esempio su tutti: la Regione Puglia, il 12 febbraio 2008 autorizzò 6 permessi di ricerca di idrocarburi sulla terraferma, salvo poi presentare ricorso al Tar Lazio (che ha a rinviato all’11 marzo la discussione sull’istanza) contro le autorizzazioni ministeriali per la ricerca del petrolio in mare. «La strada scelta per combattere questa battaglia di giustizia e civiltà si è dimostrata quella giusta», ha commentato il sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella.
Esulta Giuseppe Deleonibus, presidente dei Verdi di Monopoli e leader del Comitato “No Petrolio, sì energie rinnovabili”: «Si è giunti a questa sentenza dopo le innumerevoli iniziative organizzate dal Comitato. Un lavoro capillare di informazione e confronto, arricchito dalla sensibilità di personaggi della cultura e della scienza, che hanno voluto manifestare il loro appoggio al fine di dare un contributo per salvaguardare questo territorio. Una sentenza storica, che mette luce sul problema ambientale sulla martoriata terra di Puglia».
Sulla stessa linea anche il parlamentare Idv Pierfelice Zazzera («sconfitti il governo Berlusconi e il ministro Raffele Fitto, che non ha esitato a svendere il proprio territorio») e Legambiente: «Il Tar ha bloccato uno scempio». La mobilitazione, c’è da giurarci, continuerà finché ogni pericolo non sarà definitivamente cessato.







