Scorie nucleari e armi chimiche russe sui fondali del Mar Baltico
AMBIENTE. Nella prima metà degli anni Novanta Mosca ha riversato nelle acque scorie provenienti da una sua base navale militare in Lettonia. A denunciarlo un canale pubblico della televisione svedese. Ora Stoccolma vuole chiarezza.
Minaccia atomica sui fondali del Mar Baltico. Sotto la superficie delle scure acque nordiche si celerebbe una discarica per rifiuti nucleari e scarti di armi chimiche, riversati in mare dalla Russia nella prima metà degli anni Novanta. A dare la notizia il canale pubblico Svt della televisione svedese, che con una sua inchiesta ha accusato Mosca di aver rovesciato in mare barili di scorie provenienti da una sua base navale militare di Karosta, in Lettonia. Secondo il network televisivo anche il governo al potere in Svezia in quegli anni avrebbe la sua parte di responsabilità, essendo stato informato dell’accaduto dai servizi di intelligence e avendo deciso di non prendere alcun provvedimento.
Subito dopo aver appreso la notizia, Fredrik Reinfeldt, l’attuale primo ministro svedese, ha chiesto di avere chiarimenti dai componenti dell’esecutivo allora in carica. Sven Olof Pettersson, consigliere dell’ex ministro degli Esteri Anna Lindh, del Partito social-democratico, ha dichiarato all’Svt che la responsabile del dicastero era a conoscenza della vicenda e che a quel tempo aveva domandato di aprire un’inchiesta, senza però ottenere alcun risultato. Nel 2003 la donna è stata assassinata da un uomo poi riconosciuto mentalmente instabile. L’ex primo ministro Carl Bildt, attualmente a capo della diplomazia svedese, ha invece affermato di non essere stato in alcun modo informato dell’accaduto mentre era alla guida dell’esecutivo.
Un summit dei capi di Stato e di governo di tutti i Paesi bagnati dal Baltico è in programma mercoledì prossimo a Helsinki. Tra gli ospiti del vertice è atteso anche il capo dell’esecutivo russo Vladimir Putin; resta però da vedere quale tipo di approccio il Cremlino deciderà di tenere sulla vicenda. Tre anni fa l’Helcom, la Baltic marine environnement protection commission, conosciuta come Commissione di Helsinki, ha adottato un piano di azione per combattere il degrado in cui versano le acque del Baltico, tra le più inquinate al mondo. Ai governi di Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lituania, Lettonia, Polonia, Svezia si è aggiunta anche la Russia, in tenzionata, almeno sulla carta, a dare una sterzata decisiva nella lotta all’inquinamento di questo mare, uno spazio sempre più famoso per le terribili condizioni in cui si trova.
Di fatto però quello del Baltico continua a essere uno dei temi scottanti nei rapporti tra gli Stati rivieraschi e Mosca: i bassi standard a tutela delle acque e gli scarsissimi controlli adottati dall’ex Unione sovietica hanno contribuito signifi cativamente al disastro ambientale che minaccia costantemente quel mare. Agli scarichi urbani di San Pietroburgo, che si riversano nel fiume Neva per poi raggiungere il Baltico, e alle petroliere che lavano le proprie cisterne a poche decine di metri dalla costa, si aggiunge ora il problema delle scorie nucleari di origine militare. Che certo, invece di semplificare, complica enormemente il problema.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







