Se internet rovina la carriera
UE. Un rapporto della Cross-Tab, commissionato da Microsoft, rileva che ben il 23 per cento dei curriculum vengono scartati dalle aziende in base alla reputazione in Rete. L’identikit viene costruito tramite commenti, post, blog, e social network.
Attenzione a quello che “postate” su facebook. Oggi, i manager delle risorse umane utilizzano soprattutto internet per capire veramente chi siete, non più i curriculum. E sarete scelti o scartati proprio in base all’internet reputation. È quanto emerge dall’ultimo report della Cross-Tab, commissionato da Microsoft, e presentato nell’ambito della Giornata europea della protezione dei dati personali, il primo febbraio a Bruxelles.
La ricerca mostra che in Germania, ad esempio, ben il 59 per cento dei selezionatori ricorre alla raccolta dei dati dei candidati su internet. Anche in Italia, il trend è in crescita. «Ci interessa sapere chi è il candidato, non solo cosa sa fare», racconta a Terra Bibiana Bochicchio responsabile della selezione di Articolo 1, società italiana specializzata nella gestione delle Risorse Umane. Nella Ue, secondo il report, ben il 23% dei curricula scartati avviene in base alla reputazione internet; e nel Regno Unito, la quota di profili bocciati sale al 41%.
Ma cos’è questa internet reputation? Per capire, provate a inserire il vostro nome in Google e vedete cosa succede. La vostra reputazione internet potrebbe essere stata scalfita da un commento maleducato o non appropriato che avete lasciato su di un blog. La stessa attività da blogger che posta negli orari di lavoro vi farà fare la figura dei “fannulloni”. I social network, i siti con in quali si condividono informazioni professionali ma soprattutto personali, sono una traccia (quasi) indelebile di cosa fate quando vi spogliate della giacca e cravatta o del tailleur da professionista.
Farvi “taggare” in una foto che vi ritrae ubriachi con due mojito, quindi, può costarvi il posto di lavoro. Perché il problema è proprio questo: non siete solo voi ad immettere vostri dati, ma anche gli altri: e controllare tutte le informazioni può essere difficile. Facebook dovrebbe rappresentare la parte virtuale della vostra sfera privata, mentre in realtà, questi strumenti annullano definitivamente la distinzione pubblico-privato. Per di più, molti social network non soggiacciono alle regole sulla privacy europee, più stringenti, ma a quelle più elastiche dei Paesi dove si trovano i server.
«Facebook, Myspace e Twitter sono diventati molto popolari fra i giovani - ha dichiarato il Commissario alla sicurezza dei dati privati Viviane Reding al Parlamento Europeo -. Tuttavia quest’ultimi non sono adeguatamente consci dei rischi associati all’esposizione di dati personali. Gli utenti non spesso non sanno di essere registrati durante la loro navigazioni internet per consentire il behavioural advertising da parte delle aziende», ha aggiunto il commissario, riferendosi alla pratica dei social network di mappare i gusti per offrire delle inserzioni pubblicitarie mirate.
Ecco che fra foto, commenti e messaggi, gli europei riempiono la rete di tracce di sé stessi. Che possono costare caro se si incappa in un datore di lavoro dalle strette vedute.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






