Silvio Viale: Ru486, sul ricovero decidono i medici non la politica

Giuliano Rosciarelli
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SANITA’. Parla il ginecologo del Sant’Anna di Torino, “padre” italiano della sperimentazione del farmaco abortivo: «Ben vengano nuove linee guida ma siamo noi che applichiamo la legge ad avere l’interesse primario della salute della donna».

Una storia infinita. Da decenni è usata in tutto il mondo, dal 2004 è considerata farmaco essenziale dall’Organizzazione mondiale della sanità ed è indicata come il più efficace strumento farmacologico per l’interruzione volontaria di gravidanza da tutti i più importanti istituti medici internazionali, ma cosa non fa il governo Berlusconi pur di interferire sull’uso della pillola abortiva Ru486 negli ospedali italiani. L’ultima in ordine di tempo è l’annuncio dell’emanazione di «ulteriori linee guida» per introdurre l’obbligatorietà del ricovero per le donne che decidono di abortire con la Mifegyne.
 
Un’intenzione che è in primo luogo un’entrata a gamba tesa contro l’identità medica e di riflesso, quindi, sulla salute delle pazienti, come osserva Silvio Viale, ginecologo al Sant’Anna di Torino, e primo sperimentatore in Italia del medicinale “inquisito”: «Vanno bene i suggerimenti, le linee guida, i consigli le circolari, ma siamo noi medici che applichiamo la legge ad avere l’interesse primario a tutelare la salute delle donne. E questo per loro vuol dire accesso alle cure e garanzia di sicurezza. Quindi, se è necessario il ricovero, siamo noi per primi a “costringere” la donna che ha deciso per l’interruzione volontaria con via farmacologica a rimanere in ospedale».
 
«Il governo - aveva detto giovedì scorso il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - ritiene che l’aborto farmacologico debba svolgersi in condizioni di ricovero ospedaliero per essere coerente con la legge 194 e per la salute della donna». «Se qualcuno che non è medico - osserva Viale - dice a me medico che una paziente ha l’obbligo di restare sotto ricovero, costui deve avere il coraggio di dire che se le donne decidono di firmare e tornare a casa saranno denunciate come succedeva prima della 194». C’è poi un’altra questione che al ginecologo preme evidenziare: «Il fatto che si parli sempre di coerenza con la legge e non di rispetto della legge è alquanto sospetto. Evidentemente si vuole interpretare in modo restrittivo la 194 che però all’ultimo rigo dell’articolo 8 è chiarissima visto che dice “se necessario il ricovero”.
 
Se poi - aggiunge Viale - a parlare non è il ministro della Salute, ma quello del Welfare, si deve prendere atto che Ferruccio Fazio è stato messo sotto tutela e che Sacconi in qualche modo è il portavoce della sua sottosegretaria Eugenia Roccella. Resta il fatto che in questo Paese vale ancora la libertà terapeutica in scienza e coscienza nel rispetto della legge. Mi fa specie che lo schieramento politico che ha sostenuto e fatto diventare una questione politica la terapia Di Bella in nome della libertà terapeutica oggi voglia porre freni e vincoli all’attività medica svolta secondo le norme in vigore». Pochi giorni fa in Francia, dove la Ru486 è utilizzata dal 1988, i dati del rapporto dell’Ispettorato generale degli affari sociali hanno evidenziato che l’aborto farmacologico è oramai praticato nel 43 per cento delle interruzioni volontarie di gravidanza. La civiltà a pochi chilometri dal nostro Paese. Sembra distante anni luce.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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