Soffia il vento che fa bene all'Italia
CONVEGNO. L’eolico è vincente. Parola di sindaci e imprenditori. Domani l’incontro organizzato a Roma da Legambiente.
Gli impianti eolici in Italia stanno per raggiungere un traguardo importante: siamo quasi alla soglia dei 5.000 MW installati. Alla base di questo successo è la spinta di una tecnologia oggi competitiva e affidabile, capace di produrre circa 6,7 TWh di energia elettrica nel 2009. Ma l’eolico è anche al centro di un dibattito confuso, in cui qualcuno è arrivato a indicarlo come il principale pericolo per il paesaggio italiano oltre che una tecnologia inefficiente e che drena tutti gli incentivi per le rinnovabili.
Queste accuse, sostengono gli ecologisti, sono false ed è quanto mai urgente costruire una informazione trasparente su quella che è la vera situazione del nostro Paese. Questo è l’obiettivo che Legambiente si propone con il convegno, in cui ha chiamato, domani, a intervenire nella sala di via Santa Chiara 4 (piazza Bologna) imprenditori, associazioni, sindaci. Ma non c’è solo questo.
Perché l’eolico ha un problema rispetto al proprio futuro, soprattutto se vuole continuare in una crescita diffusa capace di valorizzare il potenziale presente nelle diverse Regioni italiane e contribuire agli obiettivi vincolanti fissati dall’Unione Europea al 2020 per la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (il 17% al 2020). Com’è noto, e denunciato da tempo, non sono mai state approvate le Linee Guida nazionali per la valutazione e approvazione degli impianti da fonti rinnovabili e quindi, per l’eolico come per le altre rinnovabili, si continua in una situazione assurda nella quale occorre trovare soluzioni nei territori ogni volta a rischio di ricorsi e polemiche.
Questa situazione ha una responsabilità precisa: che sta nella totale assenza di una politica per la diffusione delle rinnovabili nel territorio italiano. Per Legambiente occorre finalmente introdurre regole chiare e mettere al centro il tema dell’integrazione nel paesaggio dell’eolico. Che vuol dire indicare con chiarezza le aree in cui vietare la costruzione degli impianti per motivi naturalistici e storico-archeologici, e insieme fissare le attenzioni e le procedure più trasparenti per svilupparlo.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






