Sospesi sul filo della proroga
EDITORIA. Quell’emendamento, a firma bipartisan, che rinvia al 2012 i tagli al settore dell’editoria deve essere inserito nel “milleproroghe”. Questo è l’auspicio, o meglio l’ultimatum, formulato ieri dalla Federazione nazionale della stampa e da alcuni parlamentari di maggioranza e opposizione.
Quell’emendamento, a firma bipartisan, che rinvia al 2012 i tagli al settore dell’editoria deve essere inserito nel “milleproroghe”. Questo è l’auspicio, o meglio l’ultimatum, formulato ieri dalla Federazione nazionale della stampa e da alcuni parlamentari di maggioranza e opposizione.
«Nel “milleproroghe” c’è di tutto, anche i fiori per Sanremo - ha polemizzato il senatore Vincenzo Vita del Pd - ma non si tutela, invece, la vita delle testate no profit, delle cooperative, dei giornali locali, di partito e delle comunità linguistiche». A rischio il futuro di un centinaio di imprese e di oltre 4.000 lavoratori. Le risorse rivendicate per il settore, in realtà, non sono molte, ma l’ostracismo del ministro dell’Economia continua a bloccare il finanziamento dei circa 150 milioni di euro all’anno necessari.
E il sottosegretario con delega all’informazione, Paolo Bonaiuti, ieri ha confermato le riduzioni ai fondi per l’editoria, causa «l’attuale situazione di crisi economica». Una dichiarazione «sconsiderata e irresponsabile» per il presidente della Fnsi, Roberto Natale. «Devo dare conto dell’allarme e della rabbia di questo momento - ha aggiunto Natale, minacciando lo sciopero della categoria - fino a quando non sarà ripristinato il diritto soggettivo ai contributi». Una mobilitazione che è destinata a non cedere di fronte alla promessa, fatta dal sottosegretario Bonaiuti, di arrivare entro giugno ad una riforma globale del settore.
Intanto il decreto all’esame del Senato che, dopo i rimpalli tra governo e commissione Bilancio che hanno surriscaldato la seduta di ieri, riceverà oggi con ogni probabilità l’apposizione della fiducia. Anche se, come ha sostenuto Roberto Mura della Lega, la norma che farebbe slittare i tagli al 2012 è «soltanto una boccata di ossigeno», la richiesta di fiducia blinderebbe il testo, rendendo impossibile qualsiasi intervento nel passaggio alla Camera. Certo, se dovesse andar male, esiste un piano di riserva: intervenire attraverso il decreto Scajola sulle imprese, il cosiddetto “decreto sviluppo”, al voto tra molte settimane. Nel frattempo, però, la dead line per tante testate sarebbe già stata superata.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






