In strada il collettivo che vuole far rivivere meglio di prima la propria città

Giuliano Rosciarelli

ABRUZZO. Per loro «il dramma vissuto con il sisma si deve trasformare in un’occasione per tutta L’Aquila».

Domenica ci riapproprieremo della città e dimostreremo a tutti che L’Aquila si può recuperare partendo proprio da quelle tonnellate di pietre che oggi la ricoprono ». Viola è una di quelle persone che ha appeso le chiavi di casa sulle transenne che circondano il centro storico della città. Anche lei come altre migliaia di sfollati vuole sapere che fine farà L’Aquila: «A distanza di quasi un anno nulla è cambiato - ci racconta - alcune strade sono esattamente come le abbiamo lasciate quel sei aprile. Ci sono milioni di tonnellate di macerie che non possono essere toccate perché considerate dai tecnici come rifiuti e quindi non sanno come smaltirle. Vogliamo far capire a tutti che pietre, ferro e quant’altro è sceso giù può essere preso e riciclato».
 
Tra i promotori dell’iniziativa che domenica vedrà nuovamente in strada gli abitanti del capoluogo abruzzese c’è il Collettivo99. Una squadra di tecnici, geologi, architetti ed esperti di comunicazione. Tutti giovani under 40, con una pazza idea in testa: «Far diventare il dramma vissuto con il sisma un’occasione per fare de L’Aquila un polo d’attrazione internazionale», partendo però dalle esigenze di chi la città la viveva e ha nuovamente voglia di riprendersela così com’era. A cominciare da quelle 99 chiese, piazze e fontane che urbanisticamente hanno fatto del capoluogo abruzzese una città storicamente unica.
 
«Vogliamo ricostruire per sopravvivere ma anche per riappropriarci della nostra identità», spiega Marco Morante architetto e portavoce del Collettivo99. «Il nostro obiettivo – aggiunge Elisa – è fare de L’Aquila una città del futuro. E per noi questa può essere un’occasione». La novità sta nell’utilizzo delle più avanzate tecnologie strutturali, digitali, energetiche e bioclimatiche per la progettazione e la realizzazione degli edifici e della viabilità. Tre sono le linee strategiche su cui il collettivo si è concentrato: recupero del centro storico, miglior sfruttamento delle periferie (ora dormitorio), concentrare nelle campagne agricole le più moderne e avanzate tecnologie.
 
«Per fare questo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti», spiegano i ragazzi del C99 che si aggirano tra gli sfollati raccogliendo osservazioni e spunti proprio da chi la città la viveva. «Attualmente siamo in contatto con centinaia di persone del mondo accademico e con gli organismi internazionali. Abbiamo predisposto già dei progetti iniziali. Nessuno però ci ha mai convocato. Il presidente della Regione, commissario per la ricostruzione, a dicembre aveva detto che ci avrebbe coinvolto. Ma stiamo ancora aspettando».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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