Sulle scuole pochi passi in avanti, denuncia Legambiente
RICERCHE. L’associazione ambientalista ha presentato ieri “Ecosistema scuola”. I nostri edifici restano insicuri,
vecchi e poco ecologici. Cogliati Dezza: «Scarsi fondi stanziati e non ancora trasferiti agli enti locali per gli interventi».
Le scuole italiane sono vecchie e poco ecologiche. Frequentarle può essere rischioso, soprattutto al Sud. A dirlo è “Ecosistema scuola”, la ricerca annuale di Legambiente sullo stato dell’edilizia scolastica nel nostro Paese, presentata ieri a Napoli, giunta alla decima edizione. I passi in avanti sono pochi, e molte delle 42mile scuole italiane continuano ad avere problemi, come dimostrato dal fatto che negli ultimi cinque anni la metà degli edifici è stato sottoposto ad interventi di manutenzione straordinaria e il 30 per cento ne ha ancora bisogno urgente. Finora sono stati spesi oltre 270 milioni di euro, pari a 42mila euro per edificio, eppure in alcune zone d’Italia non sembra essere bastato. I valori d’eccellenza sono per Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte e Toscana, mentre nel meridione la Sicilia ha speso moltissimo ma solo in manutenzione straordinaria.
I problemi sono confermati dal mancato completamento dell’Anagrafe scolastica ma soprattutto dall’anzianità delle scuole: il 60 per cento delle quali è antecedente al 1974. Nel Sud, però, quasi la metà degli edifici ha meno di quarant’anni (il 53% nelle isole), mentre il 23 per cento sono state costruite addirittura dopo il 1990. Eppure, sono proprio le amministrazioni del Sud e delle Isole a segnalare le necessità di interventi urgenti (rispettivamente per il 47% e il 40% delle scuole), mentre al Centro hanno problemi il 26% e nel Nord “solo” il 21%.
Le buone notizie arrivano dal fronte della sostenibilità: la raccolta differenziata viene attuata in quasi l’87% delle amministrazioni, mentre nel 2001 erano il 40%. Circa la metà usa inoltre un’illuminazione a basso consumo mentre il 25% risparmia energia in altre forme (un dato triplicato nell’ultimo decennio). Male lo sviluppo della bioedilizia (coinvolto solo lo 0,34% delle scuole) e delle energie rinnovabili, di cui si avvale solo il 6% delle amministrazioni. Un dato fermo da anni. Oltre il 7% delle scuole continua ad essere situato a meno di un chilometro dalle industrie, mentre sono diminuite le azioni di bonifica dall’amianto (dall’8 al 4% in un anno) e sono aumentati i casi certificati della presenza di questo materiale, passati dal 5,50 al 10%. Per quanto riguarda il rischio terremoti il 73,5% delle scuole del centro Italia sono antisismiche, ma solo il 51% possiede il certificato di idoneità statica e il 98% esegue prove d’evacuazione. Percentuali che nel Sud scendono rispettivamente all’11% e al 62%, nonostante gli edifici a rischio siano oltre il 60%.
Gli interventi da attuare sono quindi tanti ma i fondi, secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, restano incerti. «L’anno scorso - spiega - è stato previsto dal Governo un piano di investimenti da 20 milioni di euro annui tratti dai risparmi delle cosiddette “spese della politica”, ma di cui ancora non si è avuto riscontro». Cui si aggiunge una delibera Cipe che un anno fa ha stanziato un altro miliardo di euro, poi ridotto a 773 milioni, a seguito del trasferimento alle scuole abruzzesi. Ma questi fondi «purtroppo - conclude Cogliati Dezza - ad oggi ancora non sono stati trasferiti agli enti locali per attuare interventi concreti».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







