Tra virus e batteri, quando il mostro diventa “arte”

Rosanna Calabrò
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LA STORIA. Colori incredibili e forme armoniche dalle dimensioni più diverse. Sono le insolite rappresentazioni dei responsabili delle patologie più gravi. Rielaborati in sculture di vetro e immagini fotografiche dall’inglese Luke Jerram.

Si chiama Glass Microbiology ed è una rappresentazione capace di sconvolgere la nostra percezione di malattie come l’Hiv, il vaiolo, e la tanto famigerata influenza A. Trasparenze e colori evanescenti si combinano in sculture di vetro e in foto che rappresentano batteri e virus, studiati dall’artista Luke Jerram con la consulenza scientifica di alcuni virologi dell’università di Bristol, sulla base di foto e modelli scientifici.
 
L’obiettivo è meditare sull’impatto che tali rappresentazioni hanno su di noi: in che modo la manipolazione di immagini scientifiche influisce sulla nostra visualizzazione dei fenomeni in questione, e in ultima analisi della malattia stessa prodotta da essi?
 
Jerram esplora la tensione tra la bellezza delle opere d’arte e quello che esse rappresentano, il loro impatto sull’umanità. L’utilizzo del colore in ambito biomedico e lo stesso utilizzo a fini artistici viene percepito o può esserlo da un ipotetico spettatore? E qual è l’effetto che ha nei diversi casi?
L’artista racconta la sua opera e definisce una «esperienza emozionante esplorare e confrontarsi con i confini della comprensione e della rappresentazione visiva e scientifica dei virus. Molti scienziati non sono stati in grado di rispondere a diverse delle mie domande. Questioni irrisolte. Io stesso sto forzando i limiti della lavorazione del vetro soffiato. Alcune sculture sarebbero talmente fragili da rischiare di crollare sotto il proprio peso».
 
La creazione della scultura di vetro rappresentante il virus dell’Hiv ha contribuito a sostenere una raccolta fondi in Sudafrica per le vittime del terribile virus.
In quella occasione, Jerram ricevette una lettera anonima in cui un uomo malato di Aids lo ringraziava per il suo lavoro: la visione della rappresentazione del virus concretizzata in una scultura aveva amplificato la percezione stessa della malattia, producendo in lui una strana sensazione, e contribuendo a creare nella sua mente una rappresentazione del male più reale e tangibile di qualsiasi altra foto scientifica vista fino a quel momento.
 
La scultura di vetro realizzata a partire dal virus del vaiolo assume particolare significato quest’anno: nel 2010 ricorre, infatti, il trentesimo anniversario della vittoria a livello globale sul vaiolo che aveva prodotto nel corso del XX secolo oltre 300 milioni di morti. L’ultimo lavoro realizzato è stata la scultura del virus H1N1, in diverse forme: una sferica e una ovale. Un’opera realizzata sulla scia emozionale del momento; una necessità, quella avvertita da Jerram, di produrre una nuova versione visiva e concreta del virus, e un modo per contribuire a esorcizzare la paura e ridimensionare il fenomeno a livello globale.
 
I lavori di Jerram sono stati esposti alla Smithfield Gallery di Londra e venduti a gallerie e musei sparsi in tutto il mondo. Paura, timore, stupore? Queste sculture sono capaci di suscitare le più diverse sensazioni nello spettatore. Ingrandimenti che superano il milione di volte, dimostrando quanto piccoli siano questi virus, tremendamente belli e tremendamente pericolosi, capaci come sono di cambiare le sorti dell’intera umanità.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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