Un altro Oceano pattumiera
INQUINAMENTO. Dopo quella già individuata nel Pacifico, una gigantesca “macchia” di spazzatura galleggiante è stata scoperta nell’Atlantico. Si sposta avvelenando flora e fauna marina, nell’indifferenza delle istituzioni internazionali.
Una immensa discarica di immondizia nel mare. è il nuovo “vortice di pattumiera” scoperto nell’Atlantico dagli esperti americani della Sea education association. La presenza di una grande discarica nel Pacifico, infatti, era già nota.
Immaginate una enorme porzione di superficie marina colma di immondizia che galleggia, a perdita d’occhio. Gli scienziati sono ancora impegnati a calcolare l’area interessata: c’è chi parla di una estensione della discarica marina pari a tre volte la penisola iberica, chi di una pattumiera grande quanto il Texas, chi ancora è certo che i detriti raggiungano una superficie comparabile agli Stati Uniti d’America.
Ma di che cosa si tratta? Il Great Pacific garbage patch, detto anche Pacific trash vortex, scoperto nel 1988 dagli esperti americani della National oceanic and atmospheric administration, è composto da un’altissima concentrazione di immondizie che si localizza in un punto del mare, comunque molto vasto, per effetto delle correnti marine. Nonostante le dimensioni del fenomeno, i satelliti non erano mai riusciti ad individuare i “garbage patch” a causa della piccola dimensione dei detriti che compongono questa pattumiera. Il vortice del Pacifico, in particolare, è localizzato tra l’equatore e il 50° di latitudine nord, estendendosi per circa 34 milioni di km², sospinto in senso orario da quattro correnti oceaniche: la Corrente del Nord Pacifico a nord, la Corrente della California ad est, la Corrente nord equatoriale a sud e la Corrente Kuroshio a ovest.
Purtroppo, nonostante le ricadute di questo fenomeno siano di grave impatto sull’ambiente, il fatto che avvenga in mare internazionale - considerato dagli Stati res nullius, almeno fin quando non si scoprono delle risorse naturali da sfruttare selvaggiamente - ha fatto sì che la comunità internazionale non sia ancora intervenuta con la dovuta attenzione. E, adesso, con la scoperta del vortice pattumiera dell’Atlantico, i problemi, sostanzialmente, raddoppiano. Gli esperti hanno scoperto la pattumiera atlantica tra i 22 e i 38 gradi nord di latitudine; ma ancora nulla si sa sulla precisa composizione dei detriti.
Che l’uomo inquinasse lo sapevamo; ma come è stato possibile creare una simile mostruosità? Il fatto è che i rottami marini, anziché biodegradare, si “fotodegradano”, si disintegrano, cioè, in pezzi sempre più piccoli e indistruttibili, di dimensioni simili a quella dei polimeri. I rischi per la natura e per l’uomo sono gravi e numerosi. La fotodegradazione della plastica, infatti, produce inquinamento da policlorobifenili, diclorodifeniltricloroetano e idrocarburi policiclici aromatici.
Questa microimmondizia, inoltre, viene assunta da meduse, coralli, molluschi, come se si trattasse di plancton. Un veleno che, una volta entrato nella catena alimentare, può giunge fino a noi. Nel garbage patch, infatti, la quantità di plastica supera di sei volte quella dello zooplancton. Nonostante la pericolosità le istituzioni sanitarie mondiali si sono completamente disinteressate del fenomeno. Le spedizioni volte a ripulire il mare, infatti, sono state finora legate a progetti di ricerca internazionale. Ora, è giunto il momento che l’Onu si faccia carico di ripulire il mare.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







