Una spesa a tutto Gas
CONSUMI. Boom dei Gruppi di acquisto solidale: più 30 per cento. Che nel settore alimentare battono i negozi. In crescita anche le aziende che praticano la vendita diretta. Sono i dati del primo rapporto Coldiretti sul fenomeno.
Ricerca di prodotti genuini, risparmio e maggiore gusto. Sono queste le motivazioni che spingono gli italiani a fare la spesa creando dei gruppi di acquisto solidale (Gas). Soprattutto in tempi di crisi economica. Così da comprare alimenti con il giusto rapporto qualità-prezzo, scavalcando la grande distribuzione. In Italia, nel 2009, le persone che hanno fatto i loro acquisti direttamente dai produttori sono aumentate del 30 per cento. A fotografare per la prima volta questo fenomeno è il rapporto ColdirettiAgri 2000, presentato ieri mattina a Roma, assieme ai consumatori e alle aziende che offrono questo servizio. Raccontando così la propria esperienza. Un’abitudine che ormai si è radicata anche nel nostro Paese. Anche perché con la cosidetta filiera corta viene saltata tutta la fase intermedia, spesso alla base degli aumenti. Come più volte denunciato da Coldiretti.
Ai consumatori dei Gas gli alimenti costano circa il 30 per cento in meno dei prezzi praticati dai negozi, mentre i produttori ottengono guadagni più equi. «Il risparmio che si ottiene dipende dal prodotto e dall’area geografica - spiega Toni De Amicis, direttore della Campagna amica di Coldiretti - ma la nostra analisi sui prezzi praticati dalla grande distribuzione è spietata: per ogni un euro di spesa, solo 17 centesimi vanno all’agricoltore. Anche perché la filiera troppo lunga rende i prodotti troppo cari, facendo aumentare di pari passo le speculazioni della grande distribuzione». Colleghi, parenti, condomini o semplici gruppi di amici hanno così preferito creare dei Gas, battendo nel settore alimentare negozi e ipermercati. Perché due italiani su tre (il 67 per cento), nel corso dello scorso anno hanno comprato direttamente dal produttore agricolo.
Senza intermediari. I Gas sono così diventati la forma di distribuzione commerciale che nel 2009 ha registrato la maggiore crescita. Con un incremento dell’11 per cento del valore totale delle vendite. Che si stima abbiano ormai raggiunto i tre miliardi di euro. Di pari passo sono aumenti anche i frantoi, le cantine, le malghe, le aziende agricole e le cascine dalle quali comprare direttamente. «Le aziende multifunzionali censite dall’Istat sono 120mila - continua De Amicis - e più della metà (63.600) ormai praticano la vendita diretta. Numeri importanti, segno di un cambiamento. Anche l’Italia è tuttora al di sotto di altre realtà europee, i numeri crescono anno dopo anno». Con un aumento, rispetto al 2001, del 64 per cento. Più che raddoppiate.
Del resto le modalità di acquisto sono molto semplici. Normalmente i partecipanti al gruppo definiscono una lista di prodotti da comprare. Una volta compilato l’ordine, le diverse famiglie lo trasmettono al produttore tramite telefono, internet o abbonamento. Il pagamento avviene alla consegna che ha cadenza fissa. Sarà poi il responsabile del gruppo, una volta ricevuta la merce, a dividerla tra i diversi acquirenti. L’indagine Coldiretti ha esaminato anche cosa acquistano i Gas: il 41 per cento della spesa complessiva è destinata al vino in cantina, il 21 per cento all’ortofrutta, il 14 per cento per i formaggi e il latte, l’8 per cento per carne e salumi, il 5 per cento ordina olio di oliva, altrettanti le piante ornamentali.
Alcuni gruppi si organizzano anche per andare a trovare i loro produttori, visitando le aziende in modo da raccogliere informazioni sui prodotti ma anche sulle tecniche di coltivazione. «La vendita diretta è un’opportunità per il Paese - spiega il presidente di Coldiretti, Sergio Marini - grazie all’aumento della concorrenza che va a benificio delle imprese agricole e dei consumatori. Ma soprattutto è un’occasione anche per far conoscere e divulgare i veri sapori della tradizione italiana ». La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di Gas: 160. Seguono distanziate Toscana (84), Piemonte (71), Veneto e Emilia-Romagna (51 a testa). Ultimo il Sud ma solo perché il rapporto con la ruralità e molto più radicato, rispetto al Nord.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







