Vendesi gloria perduta. Il Torino cerca acquirenti

Alessio Nannini
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CALCIO. Dopo anni di delusioni, risultati negativi e contestazioni, Urbano Cairo ha deciso di farsi da parte. Tra i possibili acquirenti i soliti americani e un volto noto: Luciano Gaucci.

Poche squadre di calcio in Italia possono vantare il fascino e la storia del Torino; e ancor meno possono piangere per un presente disastroso. Si può ben dire che la malinconia sia quanto di più indicativo per i colori granata che furono di Valentino Mazzola e Paolo Pulici. Dal 1995 a oggi è stato un continuo cadere e rialzarsi; dopo la seconda storica retrocessione sul finire degli anni Ottanta, la squadra sembrava avere ritrovato la gloria perduta con il raggiungimento della finale in coppa Uefa e la vittoria in coppa Italia.
 
Ma sotto la presidenza di Gianmarco Calleri ebbe iniziò uno sciagurato periodo che ancora perdura. Attraverso la gestione dei vari Calleri, Massimo Vidulich, Giuseppe Aghemo e Attilio Romero (costui, ironia o beffa della sorte, trent’anni prima travolse uccidendolo Gigi Meroni, indimenticata ala granata), l’incredibile Luca Giovannone, e Pierluigi Marengo, i tifosi torinisti hanno assistito a falsi in bilancio e bancarotta, alla fine del prolifico vivaio, alla scellerata demolizione dello stadio Filadelfia, a molteplici retrocessioni e a mancate iscrizioni per irregolarità di gestione. Giovanni Arpino, scrittore con la sensibilità del poeta, usò un tempo il neologismo “tremendismo” per dare ragione dello spirito granata: «Tremendista - argomentò - è il club che magari non vince grappoli di trofei, ma costituisce un osso durissimo per chiunque». Il Torino fu tremendista per i suoi stessi appassionati.
 
Oggi la tradizione continua. Dopo l’ennesima retrocessione, i continui avvicendamenti in panchina, e l’alba di una nuova fase annunciata dal 2 settembre 2005 ma mai sorta, Urbano Cairo ha detto basta. L’imprenditore con erre moscia e ammirazione per Silvio Berlusconi, di cui fu direttore commerciale per Publitalia, ha messo ufficialmente in vendita la società.
 
Un sollievo minimo per chi ha sufficiente esperienza per capire che dal passaggio di proprietà non sempre nasce il meglio; un gran conforto, invece, per quanti lo avevano contestato lo scorso agosto. Per porre termine alla gestione dell’editore alessandrino servono altre due condizioni: un compratore con intenzioni serie, e un prezzo idoneo alla baracca. Quest’ultimo pare già esserci, e articolato in base al posizionamento finale della squadra nella serie cadetta. Vale a dire che se il Torino salisse di categoria avrebbe un costo, in caso contrario un altro.
 
Più difficile è l’assolvimento della prima riserva: si è parlato subito di una cordata statunitense, in realtà più interessata alla Cairo Communications che alle pedate di Rolando Bianchi e Simone Loria, ma è affare noto che gli americani siano bravi a conquistare la stima del pubblico sognante quanto a sparire; altri hanno avuto l’ardire di fare un nome e un cognome il cui solo pronunciare ha smosso la pancia dei tifosi: Luciano Gaucci. Il vulcanico ex proprietario del fallito, per mano sua, Perugia, avrebbe già pronta un’offerta di venti milioni di euro per l’acquisto più altri trenta da investire in estate per rinforzare le fila.
 
«Quella granata è una squadra prestigiosa, con una storia esaltante e una tifoseria appassionata», ha detto Gaucci non negando l’interesse, salvo poi aggiungere: «In questo momento preferisco stare tranquillo». Un aggettivo che al popolo granata non si addice più da decenni.  

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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