Vittime delle Autodifese unite
COLOMBIA. Un rapporto dell’unità speciale della procura getta una prima luce sui morti e i desaparecidos causati dai membri dell’organizzazione paramilitare di estrema destra. Si parla di 30mila omicidi e 2.500 sparizioni. Una cifra destinata a crescere.
Oltre 30mila omicidi confessati e 2.500 desaparecidos, soprattutto contadini, sindacalisti, dirigenti politici e funzionari pubblici. Le cifre, però, potrebbero essere molto al di sotto di quelle reali. I dati, resi noti martedì da un rapporto dell’unità speciale della procura colombiana, si riferiscono alle vittime delle Autodifese unite della Colombia (Auc), i paramilitari di estrema destra che hanno accettato di sciogliersi in cambio di sostanziosi sconti di pena concessi dalla legge di Giustizia e pace. I paramilitari che hanno scelto di collaborare e risarcire le vittime sono 32mila, ma la magistratura è riuscita finora a verificare solo una parte delle confessioni. È quindi verosimile che il numero cresca e si avvicini progressivamente a 150mila, che è quello degli omicidi denunciati dai parenti delle vittime.
La notizia della pubblicazione del rapporto ha fatto immediatamente il giro di tutti i Paesi latinoamericani, ma è stata completamente snobbata dalle autorità di Bogotà. La norma, voluta dal presidente Alvaro Uribe per «facilitare il processo di pace e garantire i diritti delle vittime», è stata infatti fortemente criticata perché non conforme agli standard internazionali. La legge di Giustizia e pace prevede pene da cinque a otto anni di carcere per i membri delle Auc - ma in teoria è applicabile anche alla guerriglia marxista che confessano crimini precedenti al 2005, mentre secondo il Tribunale penale internazionale le condanne per reati che sono classificabili come crimini di guerra e crimini contro l’umanità non possono essere inferiori ai 30 anni.
È probabile che il titolare di palazzo Nariño abbia scelto il silenzio per evitare ulteriori critiche. Critiche alle quali il governo di Bogotà pare abbastanza suscettibile, visto che il ministro della Difesa, Gabriel Silva, ha cancellato nei giorni scorsi un incontro con il responsabile americano di Human rights watch (Hrw), José Miguel Vivanco, reo di «non riconoscere gli sforzi dell’esecutivo per pacificare il Paese». Hrw aveva infatti pubblicato un documento in cui segnalava che alcune migliaia di ex membri delle Auc si stavano riorganizzando e definiva la legge di Giustizia e pace «mal concepita ».
I gruppi paramilitari sono nati alla fine degli anni Ottanta come eserciti privati dei latifondisti che temevano i sequestri della guerriglia delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) e dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e li usavano per far cessare scioperi e per intimidire contadini e sindacalisti. Nel corso degli anni si sono rafforzati e organizzati grazie ai legami con il narcotraffico, potendo anche contare sulla connivenza, e a volte sulla collaborazione fattiva, di autorità, polizia ed esercito. La forza delle Auc si esprimeva anche nel controllo del bacino elettorale di intere zone, tanto che «senatori che pubblicamente affermavano di combatterci - ha dichiarato dal carcere uno dei leader storici, Herbert Veloza - erano stati eletti con i nostri voti».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






