«Disinneschiamo ora la bomba climatica o sarà troppo tardi»

Valerio Ceva Grimaldi

AMBIENTE. James Hansen, climatologo della Columbia University, ospite ieri del Wwf a Roma, lancia l’allarme sulla crisi planetaria legata ai mutamenti del clima. Ecco come ci stiamo avvicinando pericolosamente a un punto di non ritorno.

«Il cambiamento climatico è una bomba a orologeria, ma con un impegno urgente e concreto a livello globale possiamo ancora disinnescarla», prima che le conseguenze ricadano «irrimediabilmente sui nostri nipoti». Non usa giri di parole James Hansen, il climatologo della Columbia University e direttore del Goddard Institute for space studies della Nasa, ospite ieri a Roma del Wwf Italia e della Fondazione Aurelio Peccei per la Lecture 2010. Hansen, dalla capacità comunicativa molto spiccata - caratteristica che peraltro gli ha attirato qualche critica in giro per il mondo -,  studia da oltre trent’anni le cause del riscaldamento globale.
 
Nel 1988 la sua testimonianza alla Commissione Energia del Senato negli Stati Uniti ha segnato la storia: è stata infatti una delle prime occasioni istituzionali in cui uno scienziato ricollegava in modo chiaro i cambiamenti climatici alle attività dell’uomo. Fortemente critico verso il cosiddetto “carbone pulito”, Hansen si è espresso ripetutamente anche a favore dell’istituzione di un incisivo meccanismo di carbon tax. Il 23 giugno del 2009 è stato anche arrestato mentre manifestava contro una miniera di carbone nello Stato americano della Virginia.
 
L’allarme di Hansen lanciato ieri a Roma, dunque, ha richiamato la necessità ineludibile di un’inversione di tendenza che chiami in causa tutti: cittadini, governi, istituzioni. «Per evitare effetti disastrosi e insospettati su tutti i sistemi economici e sociali e sui sistemi naturali che sono alla loro base», ha spiegato lo scienziato, noto anche per aver preso parte al documentario “An inconvenient truth”, «la concentrazione di Co2 in atmosfera non dovrebbe oltrepassare le 350 parti per milione - ma siamo già a 388 - e la differenza tra l’energia solare che entra nel nostro sistema climatico e quella che ne esce non dovrebbe superare 1 Watt per metro quadro, ma siamo già a 1,6».
 
Hansen definisce questi limiti come i «confini planetari» oltre i quali l’uomo «non avrebbe dovuto avventurarsi per evitare la crisi climatica ormai in atto». E allora, che fare? «Se l’opinione pubblica non farà pressione sui Governi, questi non affronteranno seriamente il problema dei cambiamenti climatici. La loro prospettiva è sempre a breve termine. Ma c’è una grande falla tra ciò che si capisce dei cambiamenti climatici e ciò che si sa: la percezione dell’opinione pubblica è ancora inadeguata rispetto alla gravità del problema».
 
Secondo lo scienziato inoltre, il livello di rischio cui siamo giunti è ben più serio («è un’emergenza planetaria») rispetto alle modifiche che possiamo percepire. «La testimonianza scientifica e l’accorato richiamo all’azione di uno dei più grandi climatologi al mondo ribadiscono la gravità del riscaldamento globale in atto, sempre più documentata dai migliori studi scientifici nonostante il continuo clamore dell’industria professionale del negazionismo»,  ha ribadito Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia. Negazionismo che, peraltro, trova radici profonde solo in Italia.  

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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