«Il Paese ha le pezze e il governo non fa nulla»
SCIOPERO. Ieri la mobilitazione generale indetta dalla Cgil. Epifani: «I lavoratori stanno male, la disoccupazione aumenta soprattutto nelle aree più industrializzate».
Diritti, reddito e lavoro. Questi i temi portati in piazza ieri dalla Cgil in oltre 100 città. Una giornata importante che si inserisce in un momento di forte difficoltà per il sindacato «più grande d’Italia», come lo stesso Epifani ha voluto ricordare. Isolato dalle altre organizzazioni, orfano di una sponda politica oggi in difficoltà l’organizzazione di Corso Italia ieri ha stretto i ranghi dimenticando anche le divisioni congressuali e portando nelle strade migliaia di lavoratori. 40mila a Roma, 30mila Napoli, 3mila a Palermo, 13mila a Bologna e poi ancora Genova, Rosarno, Torino dove i manifestanti hanno bloccato anche la statale. Adesioni al 50% secondo il sindacato, in ogni settore, dal pubblico impiego ai trasporti passando per la scuola. I disagi maggiori si sono registrati proprio nei trasporti con bus dimezzati e metro praticamente chiuse.
Per il trasporto aereo, che ha scioperato dalle 10 alle 14, 150 sono stati i voli cancellati o riprogrammati. I ferrovieri si sono invece fermati per tutto il pomeriggio fino alle 18. Buona la risposta anche nelle scuole dove sempre secondo la Cgil, le adesioni hanno oscillato tra il 30 e il 50% con migliaia di studenti nei cortei, cui si sono aggiunti nella capitale anche gli aderenti al sindacato Cobas-scuola, che ha chiuso il corteo davanti al ministero dell’Istruzione anziché sotto la Rai come la Cgil. Tra i partecipanti a Roma anche un gruppo di bambini e genitori di scuole primarie che hanno sfilato con la carta igienica: «è il simbolo delle prime cose che vengono a mancare nei nostri istituti», ha spiegato una mamma. «Presenti non per noi ma per i nostri figli», ricordava invece uno striscione tenuto da tre dipendenti della Renault: «Io per ora non corro rischi - ha detto Cinzia - ma ho un figlio di 20 e mi chiedo cosa farà».
«La grande partecipazione di oggi dimostra che ci sono i margini per alzare il livello dello scontro sociale - ha detto Gianni Rinaldini, segretario della Fiom - vogliono emarginare la Cgil e il rischio è di rimanere chiusi in un angolo». Riferendosi poi ai contrasti interni all’organizzazione emersi durante la campagna congressuale, Rinaldini ha specificato: «Possiamo essere divisi sulle strategie ma non certo sui temi di fondo e la grande adesione di oggi lo dimostra».
L’attenzione però è concentrata sulla piazza di Padova, dove ha parlato il segretario Guglielmo Epifani: «I lavoratori stanno male, la disoccupazione aumenta, soprattutto nelle aree più industrializzate. C’è un paese che ha le pezze e un Governo che non fa nulla». Epifani ha poi ribadito le richieste sul fisco per una restituzione a lavoratori di un bonus fiscale di 500 euro ed è tornato anche a dire no alle nuove regole sull’arbitrato su cui ieri Cisl e Uil hanno firmato i termini di un accordo in assenza proprio della Cgil: «Il Governo - ha avvertito - abbassa i diritti anche attraverso una sorta di arbitrato che costringe il lavoratore a rinunciare al giudice del lavoro. Tutto questo non è possibile nel momento in cui il paese sta sprofondando. Questo è il senso dello sciopero».
Al centro anche i problemi dei lavoratori migranti, «i soggetti più deboli che pagano di più le conseguenze della crisi» e i pensionati che chiedono il rifinanziamento del Fondo per la non autosufficienza, la detassazione e rivalutazione delle pensioni». Molte le adesioni anche sul fronte politico: Pd, Idv, Verdi, Sel, Comunisti italiani: «Il governo ha nascosto la crisi - ha denunciato il leader dei Verdi Angelo Bonelli - è moralmente e politicamente responsabile di quello che sta accadendo perché non ha affrontato le priorità del paese tra cui, è evidente, c’è il lavoro».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







