«Sempre più pioggia negli ultimi vent’anni». L’allarme degli esperti
INVERNO. Il direttore dell’Istituto di bioclimatologia del Cnr, Maracchi: «è in corso un’anomalia climatica».
L'inverno è finito. Anche se nei prossimi giorni tornerà il freddo e l’arrivo della primavera pare sia rimandato ad aprile. La pioggia, invece, non è mai andata via. Anche se per i meteorologi è già tempo di bilanci. Tutti si sono accorti di quanto questo inverno sia stato piovoso. Ma per il gruppo di ricerca di Climatologia storica dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, l’inverno 2009-2010 è stato addirittura il più piovoso degli ultimi due secoli. Teresa Nanni è una delle curatrici della Banca dati climatologica del Cnr che conserva tutti i dati storici relativi al clima e al meteo dell’Italia dal 1800 fino a ieri. «Con l’inizio di marzo - spiega - si è concluso l’inverno 2010 che ha fatto registrare comportamenti molto differenti nelle diverse zone del globo. Per quanto riguarda l’Italia, l’inverno 2009-2010 si classifica tra i più piovosi degli ultimi due secoli, al 23esimo posto dal 1800 ad oggi, preceduto solo dal 2009 laddove si considerino gli anni successivi al 1980».
Quindi negli ultimi due anni abbiamo dovuto sempre avere l’ombrello a portata di mano. Dai dati raccolti viene inoltre fuori che quest’inverno almeno in Italia, la temperatura, in media, non è stata particolarmente fredda. Anzi si colloca al 52esimo posto tra i più caldi degli ultimi due secoli. Come in gran parte dell’Europa. Solo in Inghilterra, viceversa è stato addirittura il più freddo dal 1979 ad oggi. Ma in media a livello globale la “brutta stagione” appena conclusa è stata una delle più calde registrate. Considerando invece solo gli anni successivi al 1980, si sono avuti ben 13 inverni più freddi di cui quattro successivi all’inizio del nuovo millennio: 2002, 2003, 2005 e 2009. Da segnalare che due di questi sono però compresi in anni che, nel complesso, si sono rivelati tra i più caldi degli ultimi due secoli. La temperatura e il clima sono diventati quindi molto ballerini.
«L’inverno appena finito è stato senza dubbio piovoso - spiega Giampiero Maracchi, direttore dell’Istituto di bioclimatologia del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze - ma alla frequenza delle precipitazioni dobbiamo poi aggiungere e valutare l’intensità. Il dato che nelle zone a rischio idrogeologico provoca i disastri visti ultimamente. Perché eventi come quelli della Sicilia sono legati a piogge sopra i 100 millimetri di intensità. E le precipitazioni di questo tipo, negli ultimi venti anni le abbiamo avute sempre più spesso. Ormai avvengono ogni anno da quando abbiamo iniziato ad avere prova dei cambiamenti climatici. Le più disastrose inoltre non sono quelle dell’inverno ma le abbiamo in ottobre, maggio o giugno. Tanto che a causa delle conseguenze di questo tipo eventi mediamente ogni anno vengono spesi 4 miliardi di euro. Purtroppo sempre per riparare i danni e mai prima in prevenzione».
L’istituto diretto da Maracchi ha pubblicato lo scorso primo febbraio uno studio sull’attuale anomalia climatica. Registrata negli ultimi due anni. Giustificando così l’arrivo della neve, anche in città come Roma. «L’inverno 2009-2010 - scrivono i ricercatori nello studio - è stato caratterizzato da un’anomalia stratosferica poco prima della metà di dicembre, definita Minor warming, che ha prodotto alcune fasi di blocco della circolazione troposferica zonale per i successivi 30 giorni, fino circa a metà del mese di gennaio. A quest’ anomalia stratosferica è possibile imputare, tra l’altro, le ondate di intenso gelo su gran parte d’Europa centro settentrionale, in America e nel continente asiatico, oltre che il periodo nevoso sull’Italia verificatosi prima di Natale».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






