«Teheran liberi subito Panahi»
APPELLO. La petizione, che verrà indirizzata ad Ahmadinejad, raccoglie molte iniziative come l’appello “Protestiamo per l’arresto di Jafar Panahi”, che ha già raccolto su facebook oltre 7.500 firme.
E' rinchiuso all’interno della cella numero 209 del carcere di Evin il regista iraniano Jafar Panahi. “Colpevole” di aver girato un documentario sulle manifestazioni contro la rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad. Insignito a Venezia del Leone d’oro, Panahi è stato arrestato con moglie, la figlia e altre 15 persone, ospiti in casa sua, dopo la mezzanotte del primo marzo scorso nella sua residenza privata. «È la logica del colpirne uno per educarne cento» denuncia il regista Ugo Gregoretti. «Una repressione da regime fascista» commenta il regista Marco Bellocchio che insieme a tanti altri ha aderito all’appello “Spezziamo il cerchio” lanciato dal premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel. La petizione, che verrà indirizzata ad Ahmadinejad, raccoglie molte iniziative come l’appello “Protestiamo per l’arresto di Jafar Panahi”, che ha già raccolto su Facebook oltre 7.500 firme. Intellettuale di fama internazionale, Panahi, è sempre stata una persona estremamente riservata. I suoi film non venivano trasmessi nel suo Paese e nella sua lingua. Una censura che l’ha sempre fatto molto soffrire.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






