Amianto, stop alla discarica
MOBILITAZIONE. Dopo le denunce dei cittadini il Tar di Brescia predispone la sospensione dei lavori.
Dopo nove mesi di lotte i cittadini del Comitato spontaneo contro le nocività hanno vinto la prima battaglia contro la discarica di amianto a San Polo, nella zona sud-est di Brescia. È stata infatti predisposta, lo scorso 10 marzo, da parte del Tar di Brescia la sospensiva, fino al 28 aprile, dei lavori della discarica nei confronti della Profacta spa del gruppo Faustini. «Aspettando quel giorno» affermano dal Comitato «non staremo certamente fermi ma ci organizzeremo per rispondere a qualsiasi evenienza, qualora dovessero ricominciare i lavori».
«La lotta autorganizzata e diretta delle persone paga», commentano i cittadini che rivendicano per l’area in questione, già fortemente compromessa dal punto di vista ambientale, a ridosso di acciaierie e svincoli autostradali, la creazione del Parco delle Cave. Al posto di questo progetto i cittadini di Brescia rischiano di ricevere nuovo cemento: un Polo logistico, un nuovo stadio e, appunto, una discarica di amianto. Per questo mercoledì scorso davanti alla sede del Tar di Brescia i cittadini di San Polo, San Polino e Buffalora hanno fatto sentire la propria voce. Un presidio che è stato solo una delle tante iniziative messe in atto dal Comitato da quando, all’alba del primo febbraio, le ruspe della Profacta spa, con l’aiuto delle forze dell’ordine, hanno sgomberato il presidio permanente attivo dal luglio del 2009.
Prima una manifestazione di risposta all’azione di sgombero, poi la protesta silenziosa presso il consiglio comunale di Brescia del 12 febbraio scorso. E ancora le 24 ore di sit in, notte compresa, in Piazza della Loggia dove gli attivisti del comitato hanno allestito un punto informativo “rumoroso” per informare i passanti riguardo al progetto che la Profacta spa vuole realizzare in via Brocchi. E infine un’assemblea informativa alla quale hanno partecipato esperti e studiosi; in quell’occasione Alessandro Gualtieri, docente dell’Università di Modena, ha spiegato come «la soluzione dell’interramento non è un metodo sicuro: l’involucro potrebbe deteriorarsi e permettere alle sostanze cancerogene di fuoriuscire».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






