Antirazzisti davanti ai Cie

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MANIFESTAZIONE. Oggi un presidio a Ponte Galeria contro le strutture di reclusione per immigrati. L’appello della rete solidale.

Contro la reclusione degli immigrati e i centri di identificazione ed espulsione, la rete antirazzista contro i Cie, si dà appuntamento oggi a Ponte Galeria per esprimere solidarietà ai migranti in lotta dentro le strutture di detenzione, che la scora settimana hanno portato avanti per giorni uno sciopero della fame da nord a sud della Penisola. Il concentramento è previsto a Roma per le 10 alla Stazione Ostiense oppure alle 11alla fermata Fiera di Roma del treno per Fiumicino-Aeroporto.
 
«Gli immigrati hanno denunciato più volte le pessime condizioni di vita nei Cie - spiega il comunicato -: cibo avariato, impianti di riscaldamento inesistenti, materassi insufficienti, mancanza di coperte e carta igienica. Come se non bastasse il servizio sanitario è completamente assente: i medici ignorano i bisogni urgenti dei reclusi e gli somministrano psicofarmaci nel cibo per calmare e sedare chi si lamenta».
 
E ancora: «Sono mesi che nei Cie di tutta Italia si susseguono scioperi della fame, battiture e forme di autolesionismo come protesta. La repressione verso chiunque alzi la testa crea un cerchio senza uscita che porta gli immigrati dal Cie al carcere e dal carcere al Cie, disperdendo volta per volta chi si è ritrovato insieme nelle proteste. E chi si ritrova da solo con la sua disperazione - nel terrore di continuare a vivere in questi lager e pur di non essere rispedito nel luogo da cui è partito, spesso paesi in miseria e in guerra per un’illusoria ricerca di un benessere - trova come unica via d’uscita il suicidio.
 
Siamo solidali con tutti coloro che non vogliono più accettare passivamente lo sfruttamento e la reclusione, denunciando e ribellandosi contro le condizioni in cui vivono. Non accettiamo la presenza di un lager nella nostra città. Non accettiamo le politiche razziste sull’immigrazione, che decidono sulla vita delle persone trattandole come se fossero delle merci. Non accettiamo che la scelta del posto in cui vivere sia dettata dal mercato globale del lavoro, che decide chi, quando e dove sfruttare».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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