Appello ai Radicali
IN FONDO. La candidatura di Emma Bonino a governatrice del Lazio ha tagliato il panorama politico come lama il burro. Dirle di no si è rivelato impossibile, eccezion fatta per quattro teocon fuori dal mondo e dal tempo.
Gli italiani devono molto ai Radicali. E non parliamo delle battaglie storiche di trent’anni fa. Parliamo di oggi, dei cittadini che votano centrosinistra nella regione Lazio. Quelli, avevano lasciato le loro speranze nei monolocali transpolitici di via Gradoli, grazie a un tipico campione dell’ipocrisia nazionale: il capofamiglia cattolico praticante, con moglie e figli a casa, e prostitute e coca per le “emozioni forti”. Un caso, a dir il vero, affatto raro in Italia, ma non per questo più tollerabile.
Poi è arrivato il colpo d’ala radicale, presumibilmente attribuibile a quel personaggio, ormai più mitologico che umano, che è Marco Pannella. Un gesto, una trovata, un’intuizione che ha restituito a tutti una prospettiva e, così facendo, ha riaperto la partita con la destra.
La candidatura di Emma Bonino a governatrice del Lazio ha tagliato il panorama politico come lama il burro. Dirle di no si è rivelato impossibile, eccezion fatta per quattro teocon fuori dal mondo e dal tempo. Non c’è riuscito Bersani che per un attimo si è visto regalare l’immagine di un Pd laico, anzi laicissimo. Non ci sono riusciti neanche i comunisti e postcomunisti di Ferrero, Diliberto e Vendola, che alla Emma confindustriale hanno dovuto concedere l’onore delle armi della campionessa dei diritti civili in Italia. Non ci sono riusciti neanche i Verdi, nonostante il trattamento, men che urbano, ricevuto.
Marco e il suo avatar femminile, affatto virtuale, li hanno messi proprio tutti in riga. Un vero capolavoro politico. Egualmente azzeccato lo sciopero a ridosso della scadenza per la consegna delle liste (sciopero molto criticato anche all’interno del Partito radicale). Un’iniziativa che ha denunciato lo scandalo (poi puntualmente esploso) delle liste. Pannella ha rischiato parecchio, forse tutto, puntando così su Emma. Sapeva senz’altro che la grande attenzione nei suoi confronti avrebbe liberato le forze di coloro che lo avversano dentro e fuori il partito. E così è stato: la variegata tenaglia antipannelliana, che vede nel direttore di Radio radicale Bordin il principale esponente del fronte interno, e nel quotidiano comunista il manifesto quello esterno, ha lavorato sul tentativo di “dividere” i due. L’argomentazione è nota: povera Emma, con quel pasticcione addosso che le rovina la campagna.
Anche i Radicali invecchiano, evidentemente, e per alcuni di loro l’approdo definitivo nel Pd rappresenta una prospettiva meno faticosa della eterna lotta precaria (al congresso di Chianciano la mozione pro alleanza Radicali-Verdi-Socialisti necessitò di più di uno sforzo per passare) e di una incerta ricerca di “alterità”. Ma gli è andata male agli antipannelliani, anzi malissimo, perché i Radicali nei tempi difficili danno il meglio: serrano i ranghi e procedono compatti.
Adesso, dopo il decreto salvaliste di destra, da Torre Argentina rilanciano ancora, con una minaccia che fa tremare i polsi nelle vene: ritirarsi dalla competizione elettorale, perché “Parigi non vale sempre una messa”. A Parigi ci abbiamo lasciato tutti il cuore, e di messe ci intendiamo poco ma, citazioni a parte, è chiaro che perdere la candidatura della Bonino oggi sarebbe senz’altro un disastro per il centrosinistra. È ragionevole quindi aspettarsi una ingente mole di appelli affinché ciò non accada.
A questi aggiungiamo quello di Terra: Emma, ti preghiamo, non mollare. Appellarsi all’assemblea radicale di oggi però non basta, è sbagliato, e forse addirittura sminuisce la battaglia radicale per la legalità e la democrazia. Che sono cose diverse dalle farneticazioni dipietresche e travagliesche (ma che differenza c’è?) contro Napolitano.
Oggi forse serve che media e forze politiche offrano ai Radicali un impegno concreto a fronte del proseguimento della campagna elettorale della Bonino. Serve che gli alleati del centrosinistra si facciano tutti carico del deficit di democrazia che viviamo in Italia. Un discorso che riguarda in particolare il Pd. È a Veltroni prima, e a Franceschini poi, che si deve l’espulsione dal Parlamento italiano e/o europeo di forze politiche che rappresentano oltre il 10 per cento dell’elettorato: Radicali, Verdi, socialisti, comunisti e postcomunisti. Bersani oggi ha questa responsabilità: farsi carico delle proposte e delle richieste che usciranno dall’assemblea romana e farsene portatore. Questo, e tutto ciò che ancora sarà necessario, per convincere Emma a restare la candidata di tutti.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






