Avanti Pinera, la Bachelet saluta i cileni all’apice della popolarità

Andrea Fagioli da Santiago
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CILE. Oggi il passaggio di consegne tra il neoeletto presidente conservatore e l’uscente progressista. Amata dai cittadini per i provvedimenti presi a favore dei ceti sociali più poveri, “la presidenta” potrebbe ripresentarsi alle elezioni del 2014.

Nonostante il terremoto e le polemiche sulla gestione dell’emergenza, la presidentessa cilena Michelle Bachelet passa oggi il timone al neopresidente eletto, Sebastian Pinera, con un indice di popolarità invariato e altissimo: 84 per cento di approvazione del suo operato. Un consenso che getta le basi nelle politiche sociali di cui hanno beneficiato in primo luogo le donne e i ceti meno abbienti di uno tra i paesi più liberisti e diseguali al mondo. Una politica portata avanti anche con numerosi buoni una tantum.
 
Per la crisi economica o per figlio nato (quasi 500 euro l’uno, il doppio dello stipendio minimo) che molto hanno significato per le donne delle poblaciones, i quartieri più poveri, madri di molti figli. Una forma di assistenza importante in un paese che esclude la maggioranza della sua popolazione. Ma se otto cileni ogni dieci la appoggiano e in molti vorrebbero la Bachelet di nuovo presidente nel 2014 - la legge cilena impedisce due mandati consecutivi, ma non vieta a un ex presidente di ricandidarsi - è anche per il carisma e la storia della presidenta (così viene chiamata in patria). Per il fatto che questa 58enne socialista è il primo capo di Stato passato per un centro di tortura, villa Grimaldi, durante la dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990), perché è stata la prima donna a guidare un paese sudamericano, un anno prima che Cristina Kirchner in Argentina, e perché alle 4 di mattina, 30 minuti dopo il violentissimo sisma che ha colpito il centro sud del paese il 27 febbraio, era alla Moneda per gestire l’emergenza senza preoccuparsi del trucco.
 
Ma da oggi nel palazzo presidenziale ci sarà Sebastian Pinera, il Berlusconi cileno come è stato definito da molti. Azionista di maggioranza della compagnia di bandiera Lan, la cui vendita delle azioni gli frutterà oltre un miliardo di dollari, di una delle squadre più amate del paese, il Colo Colo, e di molti dei mezzi di comunicazione cileni storicamente sbilanciati a destra, nel suo curriculum non manca nulla, nemmeno un periodo di latitanza, negli anni ’80, per reati finanziari per cui era stato prima condannato e poi assolto dalla Corte Suprema. Il suo sarà un consiglio di amministrazione più che un governo.
 
Con 13 ministri su 22 che non arrivano dal mondo della politica ma dalla grande industria e una maggioranza dei dicasteri occupati da ex studenti dell’Università cattolica, quella delle élite. In cima alle sue priorità creare un milione di posti di lavoro - la ricostruzione post-terremoto gli darà una mano - e far funzionare meglio l’impresa statale del rame di cui il Cile è tra i principali produttori al mondo, la Codelco. Vale a dire, aprirla ai capitali privati. Il suo governo farà una politica diversa rispetto alla Bachelet anche per quanto riguarda i diritti delle donne, per quella visione “mariana” dell’angelo del focolare che influenza la destra cattolica. Si è già parlato di cambiare il Sernam, il servizio nazionale della donna, in un organismo per la famiglia. Come dire, donna sì purché sposata.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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