Barroso lancia Europa 2020

Alessio Postiglione

UE. Rilanciare la crescita, con un incremento fino al 2 per cento del Pil, ma anche lotta alla povertà e investimenti sull’istruzione. È la nuova agenda della Commissione, che succede alla sfortunata Strategia di Lisbona del 2000.

Rinnovabili, risparmio energetico, tecnologie verdi, sviluppo del lavoro legato alle fonti alternative. La nuova strategia europea per crescita e lavori sostenibili, chiamata Europa 2020, è stata presentata ieri a Bruxelles dalla Commissione. Si tratta della nuova versione dell’“Agenda di Lisbona”, il grande piano, lanciato nel 2000, che avrebbe dovuto trasformare la Ue, entro il 2010, nella prima potenza al mondo basata sulla conoscenza; un obiettivo in parte fallito. Andrà meglio questa volta? La nuova strategia punta tutto sul verde.
 
Il cuore del progetto resta l’obiettivo 20-20-20, cui si aggiungono la priorità di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, e altri quattro obiettivi: il primo prevede di portare al 75 per cento l’occupazione, dall’attuale 69. Il 3 per cento del Pil dovrà essere investito in ricerca e sviluppo, contro l’attuale 1,9. Il tasso di abbandono scolastico dovrà essere inferiore al 10 per cento e almeno il 40 per cento dei giovani dovrà essere laureato (oggi le persone in possesso di una laurea in Europa sono 3 su 10). Ci dovranno essere, infine, 20 milioni di persone in meno a rischio di povertà. Questo è per Barroso un obiettivo centrale: «Si tratta di un problema molto serio. Non si possono approntare piani per salvare le banche e non fare niente a livello Ue per i cittadini più colpiti dalla crisi».
 
Altre novità riguardano l’approccio tematico, attraverso le “Iniziative faro”, e un nuovo sistema di governance fra Commissione e Stati membri. Il meccanismo approvato dalla Commissione è quello della “Sorveglianza nazionale”. In pratica, si tratta di implementare Europa 2020 in contemporanea al “Patto di stabilità e crescita”, soprattutto sul versante della valutazione dei programmi. Gli obiettivi qualitativi e sociali di Europa 2020 sono, quindi, ancorati a quelli fiscali di stabilizzazione macroeconomica del Patto, che ha un valore legale vincolante.
 
Secondo alcuni osservatori, inclusa la cancelliera tedesca Angela Merkel, si tratta di mettere la politica sotto scacco dell’economia, con il rischio che molti obiettivi sociali possano essere cassati in caso comportino problemi dal punto di vista fiscale. Il paventato rischio di appiattimento dell’Europa sociale sulla dimensione economica, però, potrebbe essere, almeno in parte, lenito dall’altra novità proposta dalla Commissione, che prevede un controllo più stretto sulla gestione e valutazione dei programmi fatta dagli Stati membri. Si dovrebbe, in pratica, invertire la piramide decisionale e la Commissione, invece di essere l’ultimo ente nelle filiera decisionale, diventerebbe il primo, riducendo il rischio di una cattiva spesa periferica. Come avviene ad esempio, in Italia, da parte delle Regioni. I dubbi circa la concreta applicabilità della proposta Barroso dovrebbero essere sciolti in occasione del prossimo incontro europeo del 26 marzo.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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