Bonelli ricoverato. Rai e Quirinale, primi segnali
INFORMAZIONE. Si aggravano le condizioni del leader dei Verdi, da ieri in clinica. Garimberti assicura: chiesta al direttore generale Masi più attenzione sull’ambiente.
Dieci giorni fa, dopo tre settimane di sciopero della fame, il medico che sta seguendo il digiuno del presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, aveva chiesto una visita approfondita in una struttura ospedaliera. La protesta per l’assenza del tema ambiente nel nostro sistema radio-tv aveva comportato l’alterazione della pressione e della frequenza cardiaca, uno stato di disidratazione e otto chilogrammi in meno. A 33 giorni, i chili sono diventati 15 e l’aggravarsi dei problemi renali, con la presenza di sangue nelle urine, ha spinto i sanitari a disporre il ricovero immediato del presidente del Sole che ride nella mattinata di ieri. Bonelli è stato portato alla clinica Sant’Anna di Pomezia in «stato di grave disidratazione e denutrizione, con sensorio obnubilato e grave stato ipotensivo e contrazione della diuresi».
Si sono iniziati a ripristinare i parametri idroelettrolitici, dopo alimentazione e idratazione venosa forzata: le condizioni generali sono lievemente migliorate, ma la prognosi resta riservata per le prossime 48 ore. Dal mondo ambientalista e dalle alte sfere politiche è giunta, nell’arco della giornata, solidarietà al leader dei Verdi e adesione alle ragioni della sua protesta. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha confermato la sua sensibilità e attenzione alle motivazioni dello sciopero, rinnovando «il richiamo al pieno rispetto del principio del pluralismo nella comunicazione politica» e auspicando l’interruzione dell’estrema forma di protesta da parte di Bonelli. Intervento apprezzato dallo stesso Bonelli e applaudito da Enpa, Lav, Lipu, BirdLife Italia e Wwf Italia, che chiedono la fine dello sciopero.
Nella giornata di ieri hanno seguito l’esempio del capo dello Stato numerosi esponenti di diverse formazioni politiche, intrecciando il loro sostegno alle critiche ai palinsesti Rai. Il segretario del Psi, Riccardo Nencini, nel candidarsi a una staffetta con Bonelli, ha denunciato come l’informazione continui a «ignorare forze politiche che sono state votate da centinaia di migliaia di cittadini, anche se a causa dello sbarramento del 4%, non hanno eletti in Parlamento». Vicinanza è stata ribadita dal senatore Pd Ignazio Marino, indignato per come la forza politica che si occupa di ambiente, tema di primaria importanza per tutti i cittadini, non trovi gli spazi adeguati per poter comunicare le problematiche connesse. Solidarietà anche da Ermete Realacci del Pd e Marco Boato che ha ricordato come i Verdi di tutta Italia stiano attuando da settimane scioperi della fame a staffetta in segno di partecipazione alla dura e rischiosa iniziativa.
E dai corridoi Rai qualcosa si è mosso: il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza, Sergio Zavoli, ha invitato (ed è la terza volta) il presidente e il direttore generale di viale Mazzini a riservare la «dovuta attenzione nell’informazione del servizio pubblico» alle ragioni della protesta di Bonelli: oggi la questione sarà all’esame dell’Ufficio di Presidenza della Vigilanza. Intanto, ieri, di fronte all’aggravarsi delle condizioni di salute, il caso Bonelli è giunto nuovamente all’attenzione del Cda che ha voluto far arrivare un segnale incoraggiante: il presidente Paolo Garimberti, a nome di tutto il consiglio di amministrazione, ha telefonato nel pomeriggio al presidente dei Verdi.
Invitandolo a sospendere lo sciopero, lo ha rassicurato sul fatto che ha avuto mandato di chiedere al direttore generale Mauro Masi di rispondere alle istanze promosse dall’esponente ecologista. Più attenzione, in sostanza, per i temi ambientali nelle redazioni delle testate Rai. C’è da sperare che la parola pluralismo non finisca fuori moda proprio ora che le disposizioni del servizio pubblico in materia di par condicio sono ufficiali. Per un mese, stop ai talk show politici e ai programmi di approfondimento, maggiore spazio per le tribune elettorali, più peso ai telegiornali. Insomma, meno informazione per tutti.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







