Bonifiche Montecity. Si cercano i fondi neri
INCHIESTA. La Guardia di finanza ha perquisito ieri le sedi di 50 società italiane e 16 studi professionali. L’accusa: maxievasione fiscale internazionale di oltre 100 milioni.
L'area di Rogoredo Montecity-Santa Giulia doveva essere la nuova zona modello di Milano. Una piccola città, un quartiere integrato al posto dei capannoni industriali, il nuovo stile di vita targato Norman Foster, l’archistar fatta sbarcare dall’Inghilterra. Ma basta vedere il cantiere per capire che qualcosa non è andato per il verso giusto. Del resto mancano anche le strade, figuriamoci negozi, servizi, scuole o asili promessi e progettati ma al momento rimasti sulla carta. Per quelli che ci vivono (una decina di famiglie) è diventato un inferno. Per non parlare dell’inchiesta della magistratura sulla bonifica dell’area. Che si è trasformata in un affare d’oro per pochi.
Una delle ipotesi investigative è che, durante i lavori propedeutici dei cantieri, nell’area siano stati seppelliti rifiuti tossici invece di bonificare l’area. Per non parlare dei costi. Per Legambiente nei primi anni Novanta, quando venne realizzato il progetto per disinquinare la zona, si parlava di 60 milioni di euro. Ora pare siano già stati superati i 200 milioni, in buona parte finanziati dagli enti pubblici, Regione Lombardia e Provincia di Milano. Ma nessuno al momento può avere la certezza che i terreni siano stati davvero bonificati. Tanto che nell’ottobre scorso la Procura di Milano arresta il “re delle bonifiche”, l’imprenditore Giuseppe Grossi titolare della Green holding ed ex amministratore delegato della controllata Sadi.
L’accusa è di aver gonfiato le fatture, proprio sul trasporto della terra inquinata, così da creare fondi neri per decine di milioni di euro. Ovviamente in un contesto di corruzione, lassismo amministrativo, sprechi e speculazione. L’imprenditore avrebbe infatti corrotto diversi politici locali e funzionari pubblici. Regalandogli automobili e orologi da collezione costati sei milioni e mezzo di euro. Perché i fondi neri, alla fine tornavano in Italia. «Uomini si presentavano con decine, centinaia di migliaia di euro avvolti nella carta di giornale dentro buste di plastica consegnate a mano a Gorgonzola a due ex militari che provvedevano a portarle direttamente a Grossi», scrive il gip. Tra gli arrestati anche Rosanna Gariboldi, già assessore provinciale a Pavia e moglie del deputato e vicecoordinatore nazionale del Pdl Giancarlo Abelli.
La Gariboldi, accusata di aver ricevuto soldi dai conti esteri di Grossi, ha respinto le accuse. Ma a gennaio ha patteggiato una pena di due anni di reclusione, in modo da lasciare il carcere di San Vittore. Ieri la Guardia di finanza ha perquisito le sedi di oltre 50 società italiane e 16 studi professionali in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Campania. L’operazione della Procura di Milano riguarda una maxievasione fiscale internazionale di oltre 100 milioni di euro. Un filone di indagine parallelo dell’inchiesta Montecity. Lo scorso ottobre erano invece finiti in manette Vincenzo Agosta e Matteo Terragni, ritenuti amministratori di fatto della società inglese Brooks and K. Europe, sul cui conto sarebbero arrivati più di 700mila euro.
Denaro - secondo l’accusa - frutto delle fatture gonfiate della bonifica Montecity-Santa Giulia, dove un tempo c’erano gli impianti chimici Montedison.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







