Bracconieri in gabbia

Alessandro De Pascale
caccia.jpg

CACCIA. Inizia oggi il processo a 12 persone accusate di avere organizzato nel casertano una grande attività venatoria illegale. Il presidente della Lipu, Tallone: «Un momento significativo per riaffermare la legalità».

A Santa Maria Capua Vetere inizia oggi il processo “volo libero”. Sul banco degli imputati 12 persone accusate di associazione per delinquere, danni all’ambiente e alla collettività, bracconaggio, utilizzo illegale delle acque, truffa a enti pubblici, lottizzazione abusiva, danneggiamento della rete idrica e occupazione di aree demaniali. Molti sarebbero esponenti della criminalità organizzata che avevano occupato un’ampia area umida a Villa Literno, in provincia di Caserta. Nei pressi del famoso Villaggio Coppola. Realizzando 40 manufatti abusivi, dei veri e propri bunker, sulle sponde di altrettanti laghetti. Una riserva di caccia illegale dalla quale sparare e uccidere specie protette, anche nel periodo migratorio. Dopo diversi esposti della Lipu, Lega italiana per la protezione degli uccelli, partirono quattro anni di indagini. Culminate, il 26 gennaio del 2005, con un maxi-blitz, il sequestro dell’area e numerosi arresti.
 

 Con 15mila euro era possibile affittare un bunker (ovviamente abusivo), da cui sparare alle specie protette per tutta la stagione venatoria. L’organizzazione faceva affari d’oro soprattutto nel periodo primaverile, durante le migrazioni: ogni anno ricavano anche 20 milioni di euro, secondo la Lipu. E quando nelle grandi vasche semi-naturali trasformate in laghetti non c’era acqua, con delle pompe allagavano di nuovo l’area. «Quello è un contesto importante per la migrazione degli uccelli - spiega il presidente della Lipu, Giuliano Tallone - dove si potrebbe creare un progetto davvero interessante. L’inizio del processo è un momento molto significativo. Dimostra che con l’aiuto delle istituzioni si riesce a riaffermare la legalità anche in un territorio così difficile».
 

L’operazione “volo libero” è stata condotta dal pubblico ministero Donato Ceglie, da sempre attivo nel perseguire i reati ambientali nel feudo del clan dei Casalesi. «Gli ho contestato l’associazione a delinquere finalizzata alla perpretrazione di delitti contro l’ambiente e le specie protette - spiega Ceglie - perché questi signori avevano realizzato dei bunker interrati dai quali sparare illegalmente alle specie protette, con richiami abusivi e sagome che riproducevano gli animali per esercitarsi. Sequestrammo anche molte armi», conclude il pubblico ministero. Sembrava a tutti gli effetti un’oasi per bird-watcher. Ma nei bunker non c’erano appassionati della natura “armati” di binocoli e cannocchiali.
 
Ma bracconieri che abbattevano a fucilate le specie protette senza alcuna remora. Uccidendo fenicotteri, aironi, anatre, falchi di palude ma anche specie autoctone. Nel 2004 in quel sito era stato avvistato un esemplare di falaropo beccosottile. L’ultima segnalazione in Campania risaliva al 1978. Il bracconaggio è un fenomeno sociale generalizzato che nel casertano diventa anche una sfida alle autorità. Probabile che oltre ai bracconieri nei bunker sparavano alle sagome, anche affiliati ai vari clan camorristici. L’area ora fa parte della riserva naturale regionale Foce Volturno e Costa di Licola. Ma nonostante questo è in uno stato di totale abbandono. Invasa dai rifiuti tossici e speciali smaltiti illegalmente e con qualche bracconiere incallito che ancora continua a sparare.
 
«Paradossalmente quella zona era tenuta meglio prima», spiega Rino Esposito, consigliere nazionale della Lipu. «Anche perché - continua Esposito - l’Ente riserva è commissariato e non ha fondi. Quindi oggi è un’area protetta, non fruibile. Volevamo riappropiarci del territorio ma quando dobbiamo portare in visita i bambini le scuole dobbiamo chiedere la scorta ai carabinieri. L’area sequestrata è stata affidata dalla magistratura al ministero dell’Ambiente e nel 2006 il ministro Altero Matteoli aveva promesso lo stanziamento di fondi che però tuttora, a quattro anni di distanza, ancora non si sono visti. Nonostante nel frattempo all’Ambiente siano cambiati tre diversi ministri». 
 

 

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31