Cambiare la politica
L'APPELLO. La sfida del leader ambientalista francese: lasciare la forma partitica classica per abbracciare le attuali esigenze della società. Nasce la struttura cooperativa “Collettivi Europe écologie 22 marzo”.
È un passaggio storico. Dalle Europee alle Regionali, l’ecologia politica si pone ormai come uno spazio autonomo nel panorama politico francese. Ma davanti alla vastità delle sfide alle quali le nostre società devono rispondere, il consolidamento è una necessità assoluta. Dobbiamo incanalarci nella durata temporale e onorare questo appuntamento con la Storia, altrimenti rischiamo di squalificare la nostra critica nell’irresponsabilità di coloro che nulla fanno, a Copenaghen o altrove, perché sono incapaci di oltrepassare i loro piccoli interessi particolari. Abbiamo bisogno di una struttura stabile e al contempo elastica, in grado di elaborare posizioni collettive e sostenere il progetto ecologista, senza perdersi in sterili giochi di potere o nella tempesta folle degli egocentrismi in competizione.
Bisogna essere chiari: non se ne parla neppure di lasciare agli apparati di partito questa dinamica di rinnovamento politico e sociale. Sarebbe come finire al cimitero, già ingombro di speranze disattese. Riconosco d’altronde che sotto la pressione delle scadenze elettorali, abbiamo per troppo tempo rimandato la questione della forma del nostro movimento, al punto da lasciare il nostro sogno incompiuto. Fra semplice marchio elettorale e rete puramente virtuale, Europe écologie è restata una proiezione, nella quale ognuno poteva vedere il mezzogiorno a portata di mano. D’altronde i risultati contrastanti delle nostre liste al primo turno delle regionali, sottolineano il successo di coloro che hanno rispettato lo spirito del “rassemblement” rispetto a quelli che invece si sono accontentati di applicarne formalmente la lettera, riducendolo a una semplice tattica aperturista. Senza rinnegare la storia recente, è arrivato il momento di incarnare l’ecologia politica in un corpo nuovo, una forma politica realmente inedita, senza barriere, per arrivare alla trasformazione della società.
Astensionismo, populismi, clientelismo... Questa elezione lo testimonia ulteriormente: da decenni, il fossato fra la società e la politica non ha smesso di allargarsi. Profondo è il divorzio democratico fra logiche partitiche completamente sradicate e che funzionano “fuori terra” e una società attiva, molteplice, creativa ma priva di illusioni sulla natura e le forme del potere che si esercita su di lei.
I partiti politici del passato erano dei veri e propri luoghi di socializzazione e di apprendimento della città. Ma oggi sono ridotti quasi sempre a strutture isolate della società, sterilizzate da rigide logiche di conquista del potere, incapaci di pensare e di accompagnare il cambiamento sociale e ancor meno di apportarvi il loro contributo. Partito di massa militarizzato o avanguardia illuminata della rivoluzione, rossa oppure verde: questo è il mondo di ieri. Quello della rivoluzione industriale e dei partiti concepiti come delle macchine disincarnate, senza altro obbiettivo se non il potere. Come delle scuderie di Formula 1, queste belle macchine politiche possono essere molto sofisticate e fare delle belle gare fra di loro, ma girano in tondo sempre sullo stesso circuito, con sempre meno spettatori.
Il movimento politico che dobbiamo costruire non può somigliare a un partito tradizionale. Le scommesse del ventunesimo secolo chiamano a una metamorfosi, a una rimodellizzazione della forma stessa della politica. La democrazia esige un’organizzazione che rispetti la pluralità e la singolarità dei suoi componenti. Una biodiversità sociale e culturale, animata direttamente dalla vitalità delle sue esperienze e delle sue idee. Abbiamo bisogno di un modello di organizzazione politica che pensi e guidi la trasformazione sociale, in armonia con la società della conoscenza. Immagino un’organizzazione impollinatrice, che raccolga le idee, le veicoli e fecondi altre parti del corpo sociale con queste idee. In pratica, l’attuale politica ha espropriato i cittadini privandoli della Città, in nome del razionalismo tecnocratico o in nome dell’emozione populista.
È necessario “ripoliticizzare” la società civile e allo stesso tempo “civilizzare” la società politica e trasformare la politica da sistema proprietario a software libero. Non dimentico l’apporto importante dei Verdi negli ultimi 25 anni per difendere e illustrare le nostre idee nella vita politica francese. Tuttavia, non soltanto la forma partitica classica è ormai inadatta alle nuove esigenze delle nostre società, ma credo oltretutto che presto o tardi entrerà in contraddizione con la nostra cultura antiautoritaria, principio fondamentale del pensiero ecologista. Né partito-macchina, né partito-impresa, preferirei che inventiamo insieme una “Cooperativa politica”, ossia una struttura capace di produrre senso e di trasmettere senso politico e decisioni strategiche. Vedo in questo il modo di garantire ad ognuno la proprietà collettiva del movimento e la comunanza dei benefici politici, il modo di ridare senso all’impegno e alla riflessione politica.
Se questa Cooperativa ha chiaramente l’obbiettivo di prendere collettivamente delle decisioni sia riguardo le scadenze istituzionali che si porranno da qui al 2012, sia riguardo le grandi questioni della società, la sua forma definitiva non è ancora fissata. Sarà compito dei suoi membri di definirne i contorni, la struttura e la strategia. Un tale dibattito deve essere aperto. Per questo, chiamo alla costituzione di “Collettivi Europe Ecologie 22 marzo”. Costituiti su base regionale o locale per evitare qualsiasi centralismo anti-democratico, questi collettivi saranno delle vere e proprie agorà dell’ecologia politica, moderate su www.europeecologie22mars.org.
La loro principale missione essendo di pensare alla strutturazione del movimento, resteranno una tappa transitoria che dovrà lasciare posto alla Cooperativa che avranno contribuito a costruire. Per tutta la durata della loro esistenza, rispetteranno un principio di doppia appartenenza, per i membri di movimenti associativi, i sindacalisti e anche coloro che sono inseriti in un partito politico. Perché si può essere verdi, socialisti, Cap 21, comunisti, o che so io, e al contempo parte interessata di questa dinamica collettiva. Ancora una volta, l’importante non è tanto da dove veniamo ma dove vogliamo andare, insieme.
È lo spirito stesso del “rassemblement” che fa la nostra forza, la volontà di costruire un bene comune alternativo. Quando sarà arrivato il momento, ogni membro della Cooperativa voterà per consacrarne democraticamente la nascita. Fino ad ora, Europe Ecologie si è accontentata di essere un Oggetto politico piuttosto inclassificabile. La sfida della maturità è la sua metamorfosi in un vero Soggetto politico ecologista autonomo, che trascenda le vecchie culture politiche.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







