Che bella Unione
IN FONDO. La piazza di Roma era gremita all’inverosimile. Non una piazza monocolore, con tutto il rispetto per gli amici viola, ai quali a più riprese dal palco è stato riconosciuto di aver dato una scossa all’opposizione tutta. La piazza era coperta letteralmente di bandiere di ogni colore e forma.
Ci sono vari modi di raccontarlo questo sabato romano di lotta. Uno potrebbe essere: qui giace il Pd di Veltroni, quello maggioritario, dell’autosufficienza. Ieri, infatti, in piazza c’erano i Verdi, i Socialisti, i comunisti federati, Sinistra ecologia e libertà, l’Idv e il Pd (quello di Bersani).
Non c’erano i Radicali ma per loro c’era Emma Bonino che con questa campagna nel Lazio sta dimostrando una maturità e una sensibilità politica impressionante. In piazza insomma c’era l’Unione che verrà. E che già non piace a Casini. Un buon segno.
La piazza di Roma era gremita all’inverosimile. Non una piazza monocolore, con tutto il rispetto per gli amici viola, ai quali a più riprese dal palco è stato riconosciuto di aver dato una scossa all’opposizione tutta. La piazza era coperta letteralmente di bandiere di ogni colore e forma. Dal palco sono arrivati i fiori della rivoluzione gentile di Bonelli. Le passioni bollenti della Politkoskaya-Bonino E l’alterità nonviolenta di Gandhi. I valori socialisti di uguaglianza e merito di Nencini.
La critica, sempre trascinante, alla narrazione berlusconiana di Vendola. L’invettiva rustica ma sempre efficace di Di Pietro che oggi ha partita facile nel rivendicare il suo antiberlusconismo viscerale (e generalmente schifato dalla sinistra). E poi c’è la chiusa del fratello maggiore, Bersani. Per lui è festa dell’alternativa, festa di primavera. Nel suo discorso s’è ricordato addirittura delle rinnovabili. Sotto la vernice, però, i problemi ci sono eccome. Intanto perché questo Pd ne ha di cose da farsi perdonare. Quattro dei sei partiti sul palco (5 su 7 se si include la Bonino) sono stati esclusi dal parlamento italiano o da quello europeo grazie ai “democratici”. Sono allo stremo, senza risorse, e con uno scarsissimo accesso ai media.
Alcuni poi sono reduci da una lunga lotta fratricida che ha lasciato morti e feriti sul campo. Ferrero e Vendola parlano di seguito dopo aver vissuto una dolorisissima scissione. E dentro Sel ci sono i Verdi reduci dal durissimo scontro congressuale con il suo collegato di espulsioni e commissariamenti. Insieme, dietro al palco, c’era gente che ha condiviso tutto per anni e che poi non si salutava più. E ieri, invece, addirittura si sorrideva. (A parte la feld-marescialla Silvana Mura, tesoriera Idv che intima all’organizzazione piddina «se non mi dai un altro pass per Di Pietro vedi che casino che ti combino»).
Tutti amici di nuovo? Sarà perché ieri l’Unione di Prodi, con i suoi pasticci e le tensioni, sembrava un prato fiorito se paragonata al pantano che è l’Italia nucleare, razzista e puttanofila del Cavaliere.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






