A chi fa gola la specie protetta
TONNO ROSSO. Il Consiglio dei ministri dell’Ue ha formalizzato ieri la decisione di proteggere il tonno rosso, insieme a orsi polari ed elefanti, iscrivendoli nella lista delle specie minacciate da estinzione protette dalla convenzione Cites.
Il Consiglio dei ministri dell’Ue ha formalizzato ieri la decisione di proteggere il tonno rosso, insieme a orsi polari ed elefanti, iscrivendoli nella lista delle specie minacciate da estinzione protette dalla convenzione Cites. Notizia che non fa certo piacere al governo del Giappone che, il giorno prima, aveva dichiarato che defezionerà rispetto ad ogni eventuale divieto da parte della comunità internazionale in merito alla pesca del tonno rosso: Tokyo consuma tre quarti del pescato mondiale e, incredibilmente, non teme di innescare una crisi diplomatica con l’Onu, pur di continuare a pescare e consumare l’amato pesce.
Una convenzione sottoscritta, infatti, senza il primo utilizzatore al mondo di tonno rosso, in pratica, non servirebbe a nulla. «La situazione, sta diventando sempre più difficile per la nostra nazione», ha dichiarato il vice ministro per la Pesca Masahiko Yamada. «Il Giappone opterà sicuramente per un riserva del trattato». Gli Stati membri della convenzione possono, infatti, tirarsi fuori dalla messa al bando con l’istituto della riserva che consente, in pratica, di continuare a commerciare il tonno rosso con gli altri Stati che defezionano. Il Giappone, in realtà, ha sempre sostenuto una politica volta alla fissazione di quote da pescare, e a novembre, Tokyo sottoscrisse, infatti, un taglio delle quote nazionali del 40%, all’interno dell’Iccat.
Quella commissione, che è l’organismo internazionale più importante al di fuori dell’Onu, negoziò, per il 2010, una quota generale di pescato pari a 13mila tonnellate di tonno, contro i 22mila del 2009. Il paradosso è che, in sede Onu, si è fatta largo la tesi della messa la bando totale perché le quote non sono rispettate e la comunità internazionale non è riuscita ad implementare un sistema di controllo effettivo.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






