A ciascuno la sua genesi, o la sua apocalisse

Diego Carmignani
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CINEMA. L’eroe di Codice: Genesi è un re magio in possesso dell’ultima copia della Bibbia, che difende strenuamente da ogni cattivo che voglia metterci le mani per loschi fini.

La fanta-Terra brulla e desertificata di epoca post-atomica è un incubo cinematografico ricorrente negli ultimi decenni, da Mad Max in poi. Norma vuole che il nostro vecchio pianeta sia abitato da una manciata di superstiti impegnati a perfezionare l’autoeliminazione del genere umano. E, nella barbarie, c’è un buon diavolo in cerca di speranza oppure un moderno Messia che questa speranza la porta con sé.
 
Non si discostano da quest’intreccio due pellicole americane dell’annata 2009, Codice: Genesi e The road. La prima narra del vagabondare di un guerriero buono (Denzel Washington) determinato a eliminare ogni ostacolo alla sua marcia verso Ovest. La seconda ha per protagonista un fragile uomo (Viggo Mortensen) il cui unico proposito è garantire la sopravvivenza del figlio in un mondo selvaggio e spietato che brulica ai lati della lunga strada verso Sud. L’eroe di Codice: Genesi è un re magio in possesso dell’ultima copia della Bibbia, che difende strenuamente da ogni cattivo che voglia metterci le mani per loschi fini.
 
Quello di The road reca con sé due stracci e tanta paura. Nel viaggio allucinante il papà ripete al cucciolo d’uomo: «Noi portiamo il fuoco», cioè la certezza che, con forza d’animo e buon cuore, possano farcela. A differenza della missione mistica e cruenta di Washington, The road racconta di una condizione problematica, vera e umanissima: vale a dire la nostra esistenza sulla superficie terrestre. Riflessione universale, trasferita in un contesto estremo, propria dello scrittore Cormac McCarthy, tra i massimi narratori del nostro tempo, meglio conosciuto per Non è un Paese per vecchi e premio Pulizer 2007.
 
Ultimo baratro tra le due apocalissi: il western Codice: Genesi è in sala (1.320.678 euro nel weekend), l’alta letteratura di The road no: il film, proiettato nel frattempo in ogni angolo del globo, è stato giudicato troppo violento, desolante e triste. Una distribuzione italiana (la Videa-Cde) si è fatta avanti solo ora, ma la data dell’uscita ancora non esiste. Forse da noi guardare in faccia la fine del mondo fa meno paura della parola del Signore. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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