Cile, speranze a onde medie tra le macerie e la rovina

Andrea Fagioli da Santiago
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AMERICA LATINA. Le persone registrano messaggi a voce che le redazioni delle radio trasmettono a cadenza regolare. Lanciano appelli in cerca di parenti, amici e conoscenti. Molti si affidano anche ai social network, come facebook e twitter.

Al piano terra dell’edificio di calle Bellet 281, nel centro di Santiago, la segreteria di Radio Bio Bio è un via vai di persone che cercano i propri cari. Anche se le comunicazioni stanno lentamente tornando, la gran parte delle zone maggiormente colpite da terremoto e maremoto nella notte tra sabato e domenica è ancora isolata; inoltre manca l’elettricità e i telefoni non funzionano. Molti scelgono di contattare la radio, unico mezzo in grado di raggiungere tutte le località, e lanciare un appello per avere notizie di padri, madri, fratelli, cugini o amici. Bio Bio non è un’eccezione, nelle sedi di Radio Cooperativa, Adn e molte altre emittenti più piccole succede lo stesso.
 
«Sono qui per cercare i miei suoceri che erano a Concepcion e non ho loro notizie dal momento del sisma - racconta Francisco - anche ieri ho lanciato un appello. Pure mia cugina e suo figlio sono dispersi. Nemmeno di loro ho più ricevuto notizie, spero solo ascoltino la radio e trovino il modo di farci sapere che stanno bene». La gente registra messaggi a voce che la redazione manda in onda a cadenza regolare. Anche se la maggioranza sceglie le pagine dei social network delle radio, facebook e twitter, per lanciare appelli che vengono poi letti dai conduttori. E le trasmissioni sono un susseguirsi di nomi, età, zone di residenza e relativi familiari in pensiero. Si cercano persone di cui non si hanno notizie da giorni e che si trovavano a Constitucion, Talca, Concepcion, Tomé, Talchauano e tantissimi altri centri. In alcuni casi i messaggi fanno il percorso inverso, arrivano dalle zone devastate dal sisma e dal maremoto per provare a rintracciare parenti che possano occuparsi di bambini che sono sopravvissuti ma hanno perso tutto: casa e genitori.
 
In questo momento il Cile è soprattutto un Paese militarizzato: 7.000 soldati sono stati dispiegati tra la settima e l’ottava regione, dove abitualmente sono qualche centinaia. Ad essere impiegati sono anche gli uomini della Marina. Le immagini che arrivano da Concepcion mostrano una luogo che sembra reduce da un bombardamento. I militari pattugliano le vie della città a bordo di mezzi cingolati, con le mitragliatrici sulla torretta. Il coprifuoco è stato esteso a 16 ore al giorno (dalle 20 alle 12). La gente continua ad aver paura, soprattutto dei saccheggi, ma nei quartieri di Santiago dove i danni sono stati lievi, gli scaffali dei supermercati sono tornati a riempirsi, dopo che i cittadini li avevano presi d’assalto come se dovessero fronteggiare una lunga carestia.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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