Cresce ancora la disoccupazione
ECONOMIA. Pil in calo nel 2009 (-5%). è il dato peggiore dall’inizio delle rilevazioni nel 1971. Aumenta anche il numero di senza lavoro: a gennaio erano l’8,6% del totale (2.144.000). Ecco la congiuntura italiana che emerge dai rapporti Istat, Cerved a dall’Osservatorio nazionale dei distretti industriali.
Se c’era bisogno di una conferma che la crisi non è finita, beh questa è arrivata: il Pil nel 2009 è crollato del 5% (record dal 1971), il debito pubblico è salito al 115,8% del Pil e il deficit a toccato a quota 5,3%. Conseguentemente la pressione fiscale è aumentata di due punti decimali. Quando la produzione diminuisce per la recessione, infatti, le entrate dello Stato diminuiscono mentre le spese sono più rigide, anche in funzione anticongiunturale. Il risultato è che il rapporto tra spese e Pil (la pressione fiscale) sale anche senza nessun aumento delle imposte.
Volgendo lo sguardo alla disoccupazione, si può tranquillamente affermare che il peggio deve ancora arrivare. Secondo l’Istat il tasso di disoccupazione a gennaio, infatti, continua a salire e si posiziona all’8,6% dall’8,5% di dicembre 2009. Che, tradotto in cifre, significa che il numero delle persone in cerca di occupazione a gennaio risulta pari a 2.144.000, in crescita dello 0,2% (+5.000) rispetto al mese precedente e del 18,5% (+334mila) rispetto a gennaio 2009. Si tratta del dato peggiore dal 2004: 1 milione 147mila unità sono maschi, in aumento del 2,1% (+23mila unità) rispetto al mese precedente e del 27,2% (+245mila unità) rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Le donne disoccupate invece raggiungono quota 997mila con una riduzione dell’1,9% rispetto a dicembre (-19mila unità), a fronte di un aumento del 9,8% rispetto a gennaio 2009 (+89mila unità).
Il tasso di disoccupazione maschile quindi risulta uguale al 7,7% (su totale della forza lavoro), in crescita sia rispetto a dicembre (+0,2 %) sia rispetto a gennaio 2009 (+1,7%). Il tasso di disoccupazione femminile è invece pari al 9,8%, in diminuzione rispetto a dicembre (-0,2 punti percentuali) ma in aumento rispetto al mese di gennaio 2009 (+0,8 punti percentuali). Tra i giovani( 15-24 anni) la disoccupazione arriva al 26,8%, con una crescita dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. Ci sono poi gli inattivi (non classificati come occupati o in cerca di occupazione) di età compresa tra 15 e 64 anni, che raggiungono i 14 milioni 871mila unità, con un aumento dello 0,2% (+28mila unità) rispetto a dicembre 2009 e dell’1,2% (+172mila unità) rispetto a gennaio 2009. Il tasso risulta così pari al 37,7% (in aumento di 0,3 % rispetto a gennaio 2009).
Per fotografare meglio lo stato di crisi nel mondo del lavoro e la tendenza al peggioramento anche per il 2010, ci sono poi i dati sui fallimenti delle imprese contenuti nel rapporto Cerved Group secondo il quale, solo nello scorso anno, le imprese che hanno chiuso i battenti sono state 9.000, con una crescita del 23% rispetto al già durissimo 2008. Le difficoltà maggiori si riscontrano al nord con un incremento del 25% solo nell’ultima parte dell’anno: in difficoltà il nord-ovest con una crescita dei fallimenti del 33% ma anche il nord-est, roccaforte del made in Italy, con il 26% in più dei fallimenti. Percentuali a due cifre anche nel Centro con il 16% e nel Sud con il 16,3%.
L’incremento delle procedure ha fatto registrare aumenti sostanziosi in tutte le regioni, in particolar in Liguria (+48%), Piemonte (+38%), Emilia Romagna (+33%), e Lombardia (+30%). Le più colpite stando ai dati Unioncamere sono state le aziende di piccole e medie dimensioni con fatturati inferiori ai 2milioni di euro. Particolarmente elevata la crisi tra le società di capitale (+25%), mentre hanno tenuto un po’ le società di persone, le imprese individuali e le altre forme giuridiche, con tassi comunque a due cifre (+21%, +15% e +17%).
A chiudere, infine, il cerchio sulla situazione italiana ci sono i dati dell’ Osservatorio Nazionale dei distretti industriali (fiore all’occhiello dell’export italiano, 188mila aziende per un totale di 1,45 milioni di occupati) secondo il quale 90 distretti su un totale di 104 è in seria difficoltà, il 68% prevede riduzioni nell’occupazione anche nel 2010 e quasi la metà si aspetta una drastica contrazione dei fatturati.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






