Discussa e controversa L’Italia verso il Sudafrica

Alessio Nannini
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CALCIO. Dopo Cassano, ecco Balotelli. Amati da stampa e tifosi, alcuni fra i talenti azzurri non hanno il favore di Lippi, che motiva con la scelta tecnica. Il caso di Fabrizio Miccoli.

Tramontato il tormentone Cassano grazie alle scelte tecniche di Delneri, Marcello Lippi non sfugge alle nuove richieste di convocazione da parte della stampa, questa volta favorevole a Mario Balotelli. Storia vecchia: prima il già citato Cassano, poi Amauri, quindi l’interista le cui credenziali per l’azzurro sono certificate, più che dalle prestazioni in nerazzurro e con la maglia dell’under 21, da un sondaggio fra i lettori di un quotidiano. Si andrà avanti così fino a maggio, anzi a breve sarà il turno di Totti e Toni. Nesta intanto ha confermato il suo no e, considerato lo stato della difesa della Juventus, che per tre quarti è pure quello della Nazionale, c’è poco da stare allegri. L’allegria non manca invece a un giocatore che al prestigio della casacca azzurra ha detto addio da tempo senza un apparente ragione: Fabrizio Miccoli, che pure non è un giovinastro e compirà trentuno anni a giugno.
 
Domenica il centravanti tascabile, ribatezzato con impudenza come il Romario del Salento, si è fatto beffa di Cannavaro e Chiellini, i titolari della difesa di Lippi, segnando e facendo segnare l’uno due con il quale il Palermo ha sbancato lo stadio Olimpico di Torino. «Ormai vedo che il mio nome non circola più. Vedo centinaia di nomi ma non il mio - ha spiegato Miccoli rispondendo, nel dopo partita, alle ragioni del suo esilio dalla Nazionale -. Quindi ho perso la speranza. Ci penso e non mi spiego come mai non figuri neanche nella lista dei probabili convocati». La rappresentativa di Lippi però è questa: una rosa di giocatori con dubbi e zone d’ombre sulle quali non è possibile fare luce. Fu così con Panucci nello scorso mondiale in Germania, poi con il già citato Cassano. Meglio Zaccardo e Pepe, e alla domanda lecita mai si accompagna la cortese risposta.
 
Per il difensore savonese si parlò di litigate furiose ai tempi in cui entrambi, giocatore e tecnico, vestivano i colori dell’Inter; per il fantasista barese addirittura si azzardò di un suo cazzotto a Davide Lippi, il figlio procuratore e consulente della Gea. Di sicuro c’è che la scusa della scelta tecnica da parte di Lippi sia inversamente proporzionale alla realtà. Ovvero, più se ne parla e meno è vero. Fabrizio Miccoli per esempio finì alla Juventus nell’estate del 2002, girato quindi in prestitoal Perugia e poi tornato in bianconero nella stagione successiva. Giocò poco, perché Lippi gli preferiva un Del Piero fuori forma, ma l’attaccante salentino si dimostrò comunque all’altezza con no
 
ve reti nonostante la miseria di undici partite da titolare. Disse quel che pensava, sia su Luciano Moggi che sullo stato di privilegiato del capitano juventino, e in più rinunciò a scegliere Alessandro Moggi come suo agente. Apriti cielo: l’anno successivo chiese il trasferimento al Lecce, di cui è tifoso, ma ebbe il diniego perché sulla panchina giallorossa sedeva Zeman, e dunque figuriamoci. Eccolo allora, valigia alla mano a Firenze, dove fece più che bene. Poi Benfica e infine Palermo. In mezzo l’esperienza in azzurro, indossato dieci volte con due reti all’attivo, tra cui una marcatura direttamente da calcio d’angolo. Ovviamente, sotto la guida tecnica di Giovanni Trapattoni.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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