Disinteresse e sfiducia. Sotto la politica niente
RAPPORTO. Rimane ancora un binomio imperfetto quello tra gli italiani e il Palazzo. Tra scarsa partecipazione e linguaggio complicato, le donne risultano più coinvolte.
Ci si informa di più ma se ne parla poco, si ascolta di più ma si capisce sempre meno. Il rapporto tra italiani e politica non è mai stato buono ma negli ultimi anni ha cambiato anche forma: è aumentata la partecipazione invisibile mentre è rimasta immutato il contributo fattivo, quasi fosse un argomento di improvvisazione frivola su cui non occorre prepararsi per tirar fuori qualche considerazione. è il quadro che emerge dall’Indagine Multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” condotta su un campione di 48mila persone dal ’99 ad oggi) e pubblicata ieri dall’ Istat.
Un italiano su quattro (23,3% della popolazione di 14 anni e più) - secondo lo studio - non si informa mai di politica, il 60,7% lo fa almeno una volta a settimana (dal 54% del 1999) e il 35,9% ogni giorno (dal 30,7%). Non ne parla mai il 31,9%. Circa due terzi di chi non si informa di politica è motivato dal disinteresse, un quarto dalla sfiducia. La mancanza di interesse è riguarda principalmente i giovani fino a 24 anni (oltre il 72%), mentre la sfiducia è crescente con l’età e raggiunge il massimo tra i 60-64 anni.
Per il 13,8% la politica è troppo complicata mentre il 6,2% non ha tempo da dedicarvi. Le più disinteressante sono le donne che più degli uomini indicano nel linguaggio troppo complicato una delle motivazioni più forti; gli uomini invece sono demotivati soprattutto per mancanza di tempo. La sfiducia è relativamente più diffusa tra gli occupati (30,7%), specie se impiegati (38,6%) o operai (28,1%).
Il 53,6% delle donne si informa settimanalmente di politica, contro il 68,5% degli uomini. Il trend è però positivo se si guarda l’ultimo decennio nel quale le donne che parlano di politica almeno una volta alla settimana sono cresciute del 46,9%, più del doppio degli uomini (+18,8%). La televisione resta il mezzo di informazione preferito: per il 23% della popolazione è addirittura l’unico, seguono i quotidiani (49,9%) mentre il ricorso a organizzazioni politiche (1,8%) e sindacali (1,7%) si colloca in fondo alla graduatoria.
Sempre meno diffuso è l’ascolto di dibattiti (coinvolge il 23,6%). L’interesse verso la politica è legato al titolo di studio: quasi la totalità dei laureati ne parla (il 61,9% degli uomini almeno una volta a settimana contro il 55,8% delle donne) mentre le percentuali scendono, fino ad arrivare al 23% per gli uomini e al 16% delle donne, per chi ha la licenza elementare. A livello geografico, la partecipazione politica è molto differenziata sul territorio.
Il Nordest e il Nordovest raggiungono livelli di partecipazione più alti che il resto del Paese, oltre il 40% mentre nel Sud si registra anche la percentuale più alta di coloro che non ne parlano mai (40,2%) o che non si informano mai di politica. Bassissima la partecipazione “attiva” alla politica. Il 5,8% segue i comizi mentre solo l’1,3% l’attività gratuita per un partito. Tra i due estremi si collocano il partecipare a un corteo (5,2%) e dare soldi a un partito (2,4%).
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







