È ancora Vancouver. Al via le Paralimpiadi

Alessio Nannini
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EVENTI. La città canadese ospita da oggi la decima edizione dei Giochi per atleti disabili, con 505 partecipanti da 44 nazioni. E per la prima volta, l’Italia concorrerà in tutti gli sport.

Conclusasi due settimane or sono la grande vetrina di Vancouver, ecco riaccendersi la fiaccola olimpica. O meglio, paralimpica. Oggi la città canadese, discussa e criticata per un’organizzazione non sempre all’altezza dell’evento, sarà scenario delle X Paralimpiadi Invernali, con poco più di cinquecento atleti di 44 nazioni che si misureranno in cinque competizioni: sci alpino e sci nordico, curling in carrozzina, biathlon, hockey e ice sledge (una variante inventata in Svezia).
 
L’idea di una rassegna iridata per i più sfortunati, simile in tutto e per tutto alle Olimpiadi, è merito di Ludwig Guttmann, un medico inglese che nel 1948 mise in piedi a Stoke Mandeville, nel Buckinghamshire, una competizione per veterani invalidi della Seconda guerra mondiale. Fu il primo passo, replicato poi nel 1952 e aperto anche agli olandesi. Sei anni dopo un altro medico, l’italiano Antonio Maglio, propose a Guttmann di disputare l’edizione del 1960 a Roma, sede della XVII Olimpiade; e quattro anni dopo, a Tokyo, l’esperienza di unire i giochi di Stoke Mandeville con quelli Estivi si replicò diventando una consuetudine quasi sempre onorata (saltò giusto Città del Messico nel 1968 per il mancato impegno del governo messicano, e Mosca nel 1980).
 
Le prime Paralimpiadi Invernali hanno natali più recenti, e si tennero nel 1976 a Oernskoeldsvik, in Svezia, e soltanto dall’edizione francese di Albertville del 1984 si tengono nella medesima città dei Giochi Invernali, anche se ufficialmente l’abbinamento è stato siglato appena nove anni fa. I nostri colori gareggeranno in ognuna di queste e con ben 36 atleti (trenta uomini e sei donne). Un passo avanti rispetto ai Giochi di Torino 2006, nei quali ci presentammo con meno atleti. Nei nostri confini fino a poco tempo fa, sia curling che hockey non prendevano in considerazione la possibilità di coinvolgere le persone disabili, e a Torino la nostra partecipazione fu garantita solo in qualità di Paese ospitante.
 
A differenza di allora, in Canada saremo presenti per merito e non per cortesia; addirittura faremo meglio dei XXI Giochi Invernali, perché ai due suddetti tornei gli italiani non hanno preso parte. Un successo di cui va orgoglioso il Coni e soprattutto Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, che in pochi anni ha favorito la diffusione delle discipline sportive estive e invernali agli atleti disabili, e non senza fatica. Le già poche società sportive del settore devono sostenere costi molto alti sia per le attrezzature che per la partecipazione ai campionati. Per di più in Italia il professionismo per i disabili è pressoché inesistente; fa eccezione Gianmaria Dal Maistro, che a Vancouver porterà la nostra bandiera durante la cerimonia inaugurale, il quale fa parte del gruppo sportivo Fiamme azzurre della Polizia penitenziaria.
 
È un caso unico; per gli altri trentacinque azzurri fare sport vuole dire chiedere permessi al lavoro per allenarsi e impiegare le ferie per concorrere ai tornei. Però la passione c’è, e sotto l’ala protettrice di Sumi, la pennuta mascotte di questa edizione canadese, gli azzurri sfideranno altri 468 colleghi. A Torino 2006, che fu festa di pubblico e di agonismo, erano cento in meno.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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