Elezioni, la Cina cambia legge

Paolo Tosatti

ASIA. L’Assemblea popolare nazionale, massimo organo legislativo del Paese, discute una proposta di modifica
del sistema elettorale per concedere alle zone rurali la stessa rappresentanza politica garantita a quelle urbane.

Una riforma della legge elettorale per garantire la stessa rappresentanza politica alla campagna e alla città. Un ulteriore passo della Repubblica Popolare Cinese sulla strada della democrazia, ragionato, lento e graduale come ogni mutamento politico-istituzionale che interessa il Paese della Grande Muraglia. Nel secondo giorno di lavoro della sua riunione annuale, apertasi sabato scorso, l’Assemblea popolare nazionale della Cina (Npc, National people’s congress) ha iniziato a esaminare una bozza di emendamento per la modifica del sistema di elezione dei deputati da parte del popolo. L’intento dei rappresentati del supremo organo legislativo è quello di aggiornare il criterio di rappresentanza attualmente in vigore nel Paese, che vede le aree rurali fortemente sottorappresentate rispetto a quelle urbane. Nella sostanza dovrebbe venire a cadere la regola del “4 a 1” che, a parità di popolazione, assegna alle campagne un solo rappresentante a fronte dei quattro concessi alle città. 
 
In Cina la legge elettorale è entrata in vigore nel 1953 ed è stata completamente rivista nel 1979; dal momento della sua adozione è stata emendata quattro volte. In base alle norme in vigore l’Assemblea popolare nazionale è eletta attraverso un complesso sistema a piramide. I deputati nazionali vengono nominati dalle assemblee popolari provinciali, a loro volta elette da quelle distrettuali, che sono scelte da quelle locali; solo i rappresentanti che entrano a far parte di queste ultime sono votati direttamente dal popolo. L’ultima modifica della legge, nel 1995, ha visto il passaggio dal sistema “8 a 1” nel rapporto campagna-città all’attuale “4 a 1”.
 
Esponendo il contenuto dell’emendamento in discussione ai 3.000 delegati presenti, Wang Zhaoguo vice presidente del comitato permanente dell’Npc, ha sottolineato che «le regole stabilite in passato erano assolutamente conformi alle esigenze del Paese in quel preciso momento storico». Il rappresentante ha ricordato che nel 1953 solo il 13 per cento della popolazione cinese viveva in città, evidenziando come una pari rappresentanza politica avrebbe squilibrato il sistema a vantaggio delle zone rurali. Oggi invece il rapido sviluppo economico e la crescente urbanizzazione hanno portato a un incremento della popolazione cittadina, che nel solo anno passato è cresciuta del 46,6 per cento. «I tempi sono ora maturi per istituire una pari rappresentanza per la campagna e la città», ha detto Wang.
 
«Ogni area amministrativa dovrà avere lo stesso numero di deputati, stabilito in base all’ammontare della sua popolazione». L’emendamento non chiarisce quale sistema sarà adottato per gli abitanti delle zone rurali che si trasferiscono in città per lavoro: attualmente infatti essi figurano comunque come elettori delle campagne. «La riforma del sistema di registrazione della residenza è ancora in corso», si è limitato a dichiarare a riguardo Wang.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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