Emissioni, proposta bipartisan per dire addio al cap and trade

Emanuele Bompan
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STATI UNITI. Secondo indiscrezioni del Washington Post il nuovo testo tratterebbe in maniera distinta i tre settori principalmente responsabili della produzione di gas climalteranti: le centrali elettriche, i trasporti e l’industria.

Gli Usa non seguiranno la via europea del mercato delle emissioni. Che Washington stesse incontrando difficoltà nell’inserire nella legge su clima ed energia voluta da Obama un sistema di cap and trade si sapeva da tempo. Ora, ufficiosamente, sembra che quel sistema sia scomparso nel nulla in qualche corridoio del Congresso americano. La legge avrebbe dovuto contenere delle indicazioni su come strutturare un mercato basato sullo scambio e sull’acquisizione dei permessi per “inquinare”, simile allo European trading scheme, con lo scopo di contenere i gas serra. Ma nei giorni passati il senatore repubblicano Lindsey Graham, durante un meeting a porte chiuse con un gruppo di ambientalisti ha dichiarato, stando ad alcuni presenti, che il Congresso vede ormai «morto il mercato delle emissioni ». Graham, insieme al democratico John Kerry e all’indipendente Joseph I. Lieberman, avrebbe preparato un piano alternativo al sistema di cap and trade, passato dalla Camera otto mesi fa ma non approvato dalle commissioni del Senato.
 
Vista l’ostilità da parte delle imprese e di molti senatori, i tre proporranno di creare sistemi per il controllo delle emissioni di CO2 differenziati per i vari segmenti dell’economia, evitando un sistema con target nazionali unici. Secondo alcune indiscrezioni del Washington Post il nuovo testo affronterebbe in maniera distinta i tre settori principalmente responsabili della produzione di gas climalteranti, ovvero, centrali elettriche, trasporti e industria. I centri di produzione elettrica potrebbero avere un tetto di emissioni che si dovrebbe irrigidire con il passare degli anni; i motori a benzina verrebbero tassati tramite una vera carbon tax che servirebbe per finanziare un sistema di trasporti basato su motori elettrici. Per l’industria invece si sta pensando a delle esenzioni dal porre tetti sulle emissioni. «Questo è un testo completamente nuovo», ha confermato Liebermann. Che però ammette: «Non abbiamo abbandonato totalmente l’opzione di un mercato delle emissioni ma ci stiamo muovendo per negoziare con colleghi che hanno idee differenti ». L’incubo che le associazioni ambientaliste avevano ipotizzato nei primi mesi del 2009 si sta realizzando.
 
L’American clean energy and security act, la legge su energia e clima, perde sempre più pezzi, mentre diminuisce la sua capacità di incidere concretamente sulle emissioni. Basta considerare che dalle parti di Pennsylvania avenue, sede delle principali agenzie governative, si da oramai per scontato che la legge conterrà un espansione della produzione del petrolio e del gas offshore, oltre che fondi federali per la costruzione di nuove centrali nucleari. L’annuncio del nuovo testo potrebbe arrivare già durante il Nuclear summit di marzo. Qualcuno però ha ancora fiducia. «Sembra che stiano cercando un approccio ibrido al problema», ha dichiarato Tony Kreindler dell’Environmental defense fund, organizzazione ambientalista Usa. «Preferiamo il cap and trade, ma aspettiamo di vedere quale sarà la nuova proposta».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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