Fats Waller, tragico eroe del Novecento

Diego Carmignani
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GRAPHIC NOTES. Igort e Carlos Sampayo ripubblicano il premiato graphic novel dedicato alla popolare icona del jazz.

Il jazz nacque come musica da ballo: fenomeno di massa che ai suoi albori si diffuse in tutto il mondo, rallegrandolo e contribuendo in positivo a cambiamenti culturali e sociali con una potenza e un’autenticità che le moderne icone del pop non possono nemmeno pensare di avvicinare. Stella di prima grandezza di quest’onda di note fu il mito Fats Waller, genio del pianismo, creatore di canzoni e commedie musicali immortali, un innovatore capace di abbinare qualità e quantità: 500 le composizioni realizzate, 360 i brani registrati, «impossibile sapere a quante persone arrivò la sua gioia».
 
Così si legge nell’ultima pagina del premiatissimo graphic novel Fats Waller che la casa editrice Coconino press ha deciso di ripubblicare a cinque anni di distanza dalla sua prima apparizione. La nuova veste comprende ulteriori capitoli, appunti e illustrazioni che i due autori, Igort (disegnatore, musicista e fondatore della Coconino) e lo sceneggiatore argentino Carlos Sampayo hanno voluto proporre al pubblico per celebrare la tribolata esistenza del “ciccione” Waller, un vulcano di idee e di amore per la propria arte, ma anche e soprattutto figura tragica, circondato di donne e presunti amici interessati più al suo denaro che alla sua musica, un nero di successo nell’America in preda alla crisi economica e all’insicurezza.
 
Dubbi e difficoltà privati di un eroe “bigger than life” si mescolano con quelli di un intero pianeta traumatizzato: gli Usa risorti col New deal, l’Italia e la Germania schiave delle dittature, la Russia purgata da Stalin e la Spagna torturata dalla guerra civile. Questo era il mondo nel ’43, quando Waller moriva in un vagone ferroviario a 39 anni. Non senza aver fornito all’umanità dosi massicce di medicine musicali per alleviare i propri dolori.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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