Finora il disastro campano è stato pagato solo dai cittadini

Alessandro De Pascale

EMERGENZE. Per Bertolaso, capo della Protezione civile, la condanna riguarda «una situazione antecedente al maggio 2008». Ma la procedura di infrazione è stata aperta nel giugno 2007, proprio quando il sottosegretario era commissario.

«Una sentenza meritata. Perché quindici anni di commissariamento della regione non sono serviti a null’altro che a sprecare circa tre miliardi di euro per avere, ad oggi, impianti di trattamento inadeguati, centinaia di siti da bonificare in tutta la Campania, emergenze sanitarie da affrontare e multe salate da pagare». È senza appello il commento di Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente sulla decisione presa dalla Corte di Giustizia europea sulla gestione dei rifiuti. «L’ennesima condanna nei confronti dell’Italia richiede un serio ripensamento delle politiche finora seguite sui rifiuti», aggiunge il Wwf. Anche perché il rischio è che «arriveranno altre condanne», anche più pesanti, aggiungono gli ambientalisti.
 
Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, appresa la notizia, ha affermato ieri che la decisione della Corte Ue riguarda «una situazione antecedente al maggio 2008». Cioè prima che arrivasse lui a “risolvere” l’emergenza, con la bacchetta magica delle deroghe proprio alle norme comunitarie. O meglio del suo ritorno, perché tranne la breve parentesi dell’ex capo della polizia De Gennaro, Bertolaso è stato commissario dal 9 ottobre 2006 al 7 luglio 2007. La procedura di infrazione da parte dell’Ue e il congelamento da parte di Bruxelles di tutti i fondi comunitari destinati alla Campania avviene nel giugno 2007. E riguarda quindi anche la prima gestione Bertolaso, dell’emergenza rifiuti. In più non bisogna dimenticare che sulla «gestione irregolare del ciclo dei rifiuti» da parte del dipartimento di Bertolaso indagano sia i magistrati partenopei che quelli tedeschi.
 
La Procura di Napoli ritiene «fittizie» le operazioni di trattamento dei rifiuti che entravano negli impianti e uscivano tali e quali. Dopo aver arricchito con soldi pubblici la Fibe che li gestiva (gruppo Impregilo-Fiat). In Germania cercano invece le prove del “giro bolla”, un sistema “brevettato” dalle ecomafie per smaltire illegalmente i rifiuti tossici. Gli inquirenti tedeschi ipotizzano sia stato usato per fare arrivare in Sassonia, nella discarica di Grosspoesna, i treni carichi di rifiuti campani. Proprio durante il picco dell’emergenza nel 2007. Anche per la Procura di Napoli: «Assegnavano ai rifiuti, anche speciali, codici non veritieri». Ora i magistrati tedeschi vogliono capire come mai 107mila tonnellate di rifiuti campani spediti in Germania, sulla carta erano resti di tipo minerale. Tanto che hanno perquisito le discariche tedesche a caccia di «qualsiasi documento legato ai rifiuti provenienti dall’Italia».
 
Perché l’ipotesi è che la spazzatura spedita all’estero dalla Protezione civile avesse documenti e codici identificativi non in regola. Tanto che in Germania arrivarono anche rifiuti radioattivi, come nella discarica di Chiaiano. Risvolti giudiziari a parte il dato di fatto è il sistematico ricorso alla deroga delle leggi. Il decreto rifiuti, approvato dal governo Berlusconi proprio per fare da apripista al ritorno di Bertolaso in Campania ne è un esempio. Approvato a maggio 2008 va in deroga a ben 47 leggi italiane, molte delle quali, recepimenti di norme comunitarie.
 
Un esempio: il decreto stabilisce che i rifiuti indifferenziati e pericolosi possono essere smaltiti in discariche, e sono ripristinati i finanziamenti Cip6. Pio Russo Krauss, responsabile del settore Educazione sanitaria ed ambientale della Asl Napoli 1, ricorda: «Già nel 1994 le strade della Campania sono piene di rifiuti e le discariche piene. Nel 1997 la Giunta regionale di destra vara il piano rifiuti, che non rispetta la legge europea e nazionale che prescrive che bisogna privilegiare la riduzione dei rifiuti, il recupero, la raccolta differenziata. Nel 1999 la Giunta Regionale di centrosinistra affida la costruzione degli inceneritori e degli impianti cdr alla Fibe. L’inizio di sedici anni di cronica emergenza.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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