Fondamentalisti biotech all’attacco

Fabrizio Fabbri (Direttore scientifico Fondazione Diritti Genetici)

RETROSCENA. L’Agenzia alimentare europea (Efsa) non spostò due antibiotici - cui la patata è resistente - nel gruppo di quelli ad alto valore medico e veterinario. Se l’avesse fatto, oggi nessuna autorizzazione avrebbe potuto essere concessa.

Nel corso della sua audizione del 14 gennaio scorso di fronte al Parlamento europeo, il Commissario alla salute e la tutela dei consumatori, il maltese John Dalli, ha affermato di voler fare della tutela della salute e dei diritti dei consumatori i suoi punti qualificanti. E così, per dare prova di essere un uomo di parola, ieri Dalli ha autorizzato la coltivazione della patata Amflor di proprietà della Bayer per impieghi industriali. Per non lasciare adito a dubbi, Dalli ha anche autorizzato l’uso di amido proveniente dalla stessa patata transgenica per uso alimentare e zootecnico.
 

Sul caso della patata Amflor, però, grava un grande dubbio di legittimità per comprendere il quale è necessario esaminare più approfonditamente l’evoluzione della pratica. La patata Amflor presenta caratteristiche di maggior contenuto in amido, il che la rende di particolare interesse per l’industria dei derivati alimentari e per la produzione della carta.  Il problema, però, è che al suo interno c’è anche un gene responsabile del conferimento di resistenza a diverse famiglie di antibiotici, tra cui la neomicina e la canamicina.
 
Per definire i criteri sulla base dei quali valutare le richieste di autorizzazione degli Ogm, nel 2004 l’Agenzia alimentare europea (Efsa) di Parma ha diviso in tre categorie gli antibiotici in commercio, includendo canamicina e neomicina nel gruppo con scarso o nullo valore terapeutico.  Nel 2005, però, l’Oms dichiarò che i due antibiotici presentavano valore antibatterico cruciale per la terapia medica e veterinaria, concetto ribadito nel 2007 dall’Agenzia europea del farmaco (Emea). 
 
In risposta a quest’ultima, l’agenzia di Parma condivise la necessità di preservare il valore medico dei due antibiotici, ma non ritenne opportuno, come logica conseguenza, spostare la canamicina e la neomicina nel gruppo di quelli ad alto valore medico e veterinario. Questo semplice passaggio, infatti, avrebbe portato all’impossibilità di concedere l’autorizzazione sulla base dei limiti previsti dalla normativa comunitaria vigente.  La direttiva 2001/18 sull’immissione in ambiente di organismi transgenici, infatti, vieta, a partire dal 2004, l’autorizzazione di eventi transgenici portatori di geni di resistenza agli antibiotici di importanza terapeutica.
 
Il motivo di questa decisione risiede nel rischio che il gene di resistenza agli antibiotici possa passare nel Dna dei batteri della flora gastrica e intestinale dell’uomo o degli animali, rendendo inefficace il trattamento antibiotico. Nel commentare le sue decisioni, il Commissario Dalli ha affermato che, dal 2005, momento di rilascio del parere favorevole da parte dell’Efsa, non sono emersi nuovi elementi tali rendere necessario riconsiderare il parere sull’autorizzazione della patata transgenica. È evidente che Dalli ignora, o fa finta, che l’opinione dell’Efsa è stata palesemente contraddetta dal parere di due dei maggiori istituti di ricerca internazionali.
 
Ma è altrettanto evidente che l’Efsa sembra aver male interpretato il ruolo di terzietà che le è stato affidato, confondendolo con la possibilità di concedere sempre pareri favorevoli agli Ogm senza tenere mai conto del parere di parte del mondo scientifico ed accademico. E quindi prepariamoci, perché in futuro la coppia Efsa-Dalli non potrà che portare ad un’ulteriore affermazione delle politiche dei fondamentalisti degli Ogm che agiscono con il mandato di domare i consumatori europei alle esigenze delle multinazionali delle piante transgeniche.  

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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