Fuori dalla crisi. Ecco la scommessa del MiArt
ANTEPRIMA. Dopo il buon successo della passata edizione la mostra mercato milanese rilancia. Con nuove sezioni e proposte internazionali.
La scommessa è rilanciare Milano come fucina creativa e un rinnovato tessuto di gallerie d’arte. Certo la vitalità che dal punto di vista artistico la città ha avuto nel secolo scorso è da tempo svanita. Almeno dai tempi della “Milano da bere”. E i lunghi anni berlusconiani che ne sono seguiti pesano come una asfittica cappa di plastica, sotto la quale possono crescere solo aridi spot commerciali. Ma la bolla, non solo quella finanziaria, sembra finalmente essersi rotta e un po’ di aria nuovo comincia a farsi sentire. Anche nel mercato dell’arte milanese. Prova ne è il successo di pubblico internazionale, colto e curioso, ma soprattutto giovane, che ha caratterizzato l’edizione 2009 del MiArt.
Ora la mostra mercato dell’arte diretta da due critici e curatori di vaglia come Giacinto Di Pietrantonio e Donatella Volonté, dal 26 al 29 marzo si appresta a fare il bis. Al suo arco, oltre alla già qualificata selezione di gallerie italiane e straniere, si aggiunge la nuova sezione di convegni e dibattiti, intitolata De arte disputatio e affidata alla cura di Milovan Fortunato. Un’oasi di approfondimento culturale, ma anche di incontro con gli artisti, con tavole rotonde, performances e interviste dal vivo, in cui si cercherà anche di fare un identikit delle nuove figure di collezionisti; che in tempi di crisi - ecco la sorpresa - non sono solo i magnati dell’economia, ma anche appassionati non ricchissimi che preferiscono investire in opere di giovani emergenti, certamente più abbordabili nei prezzi dei grandi maestri del Novecento.
E che comunque non mancheranno al MiArt 2010. Scorrendo la lunga lista delle proposte delle gallerie, infatti, troviamo i nomi di Picasso, Chagall, Balla, Fontana, de Chirico, Burri, solo per citarne alcuni. E poi venendo ad anni più vicini a noi, Vedova, Boetti, Schifano, Pistoletto, Baj Rotella e i più giovani Pivi, Paci. E molti altri. Lasciando presagire che il MiArt sarà anche una sorta di grande “museo”.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







