Housing, il disastro dell’edilizia sociale
CINEMA. La guerra tra poveri, per un tetto, a Bari. Ne parla "Housing", documentario di Federica Di Giacomo co-prodotto da RaiCinema e presentato in vari Festival, anche internazionali.
La guerra tra poveri, per un tetto, a Bari. Ne parla Housing, documentario di Federica Di Giacomo co-prodotto da RaiCinema e presentato in vari Festival, anche internazionali. «Grazie anche a Antonella Gaeta, giornalista de La Repubblica e co-autrice, ho incontrato - racconta la regista - una situazione assurda e paradossale che riguarda l’edilizia popolare. Una specie di guerriglia urbana provocata dal fatto che da 21 anni in città non venivano assegnate nuove case e quindi, essendoci ancora tremila famiglie in graduatoria, chi aspetta un’abitazione spesso cerca di occupare quella di chi già l’ha ottenuta. Interi nuclei, col passaparola, iniziano ad adocchiare case i cui residenti si devono assentare anche per pochi giorni. Quindi i legittimi assegnatari, soprattutto quelli soli e anziani, si devono difendere».
Dove risiedono le responsabilità? «Mentre in tutta Europa - ci risponde - l’edilizia popolare è in media del 30%, in Italia si ferma al 6, con liste d’attesa infinite. E’ un problema causato solo da un circolo vizioso del sistema che ha determinato tempi così lunghi da arrivare addirittura ad uno scarto generazionale, o ad assegnare case a gente morta. Inoltre, dopo vent’anni le persone si ritrovano ad avere l’oggetto del desiderio lontano da dove sono sempre vissute, e in costante tensione per la paura di perderlo. Tra l’altro il fenomeno non riguarda solo il capoluogo pugliese, e si sta diffondendo».
A questo proposito: la presenza delle istituzioni, in Housing? «Sono venute fuori da dentro, spontaneamente, e rappresentano uno dei punti più comici. Uno dei personaggi, una signora con un livello di istruzione superiore rispetto agli altri, incarna un po’ la ricerca, la lotta per la legalità, è una vera e propria inseguitrice di cariche istituzionali. Abbiamo perciò intrapreso un percorso che dal semplice impiegato IACP arrivava addirittura al sindaco. La predisposizione italiana a tampinare le istituzioni è molto diffusa, perlopiù perdente, però il confronto con la burocrazia è una parte importante di tutti i problemi che i cittadini mediamente hanno, specialmente al Sud».
Quali ipotesi di soluzioni sono emerse? «Oltre al problema burocratico di base, c’è quello della mancanza di abitazioni. Però - afferma Federica Di Giacomo - io non credo assolutamente che sia risolvibile con la cementificazione. Se le zone di periferia fatte di casermoni non vengono poi dotate di infrastrutture diventano molto facilmente luogo di criminalità. E’, perciò, più una questione di qualità della vita che di quantità di case».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







