I giorni difficili della Grecia, tra bombe e crisi economica
EUROPA. Quello di domenica è stato soltanto l’ultimo di una serie di attentati dinamitardi. Il Paese si agita nell’incertezza incalzato dagli ultimatum dell’Unione europea. Crescono scontento e paura.
Sono giorni di rabbia e incertezza in Grecia. A fare le spese dell’ultimo attentato dinamitardo ad Atene, domenica, è stato un quindicenne afgano (la Grecia è il primo Paese d’approdo per chi fugge dall’est) che passava di fronte al centro di addestramento per pubblici ufficiali. Ferite anche la madre e la sorellina, nessuna rivnedicazione. Difficile capire chi sia il mandante, quale l’intento, e che cosa stia succedendo in Grecia.
Quello di domenica è stato soltanto l’ultimo di una serie di ordigni; la scorsa settimana due diversi attentati, uno contro l’ufficio immigrazione di Atene, e l’altro contro il leader della comunità pakistana in Grecia, erano stati segnalati in tempo e non avevano fatto vittime. A questi va aggiunta la lista di aggressioni contro centri sociali e punti di appoggio e ritrovo per immigrati, sia nella zona di Exarchia ad Atene che a Salonicco, che finiscono regolarmente nel mirino di agguati da parte di militanti di destra.
A questo va aggiunto il clima di profondo disagio che la Grecia sta attraversando. Da un lato i movimenti spontanei emersi nel dicembre 2008, legati per lo più ad ambienti studenteschi e anarchici, sembrano sparire lentamente di scena dopo aver fallito nel cercare un contatto coi movimenti di lavoratori e i sindacati; dall’altro la crisi che sta affondando il Paese, incalzato dagli ultimatum dell’Unione europea, acuisce uno scontento che i sindacati regolari non sembrano ancora pronti a raccogliere.
Quando, a dicembre, il debito pubblico greco (dovuto a dieci anni di corruzione e appalti pubblici deviati) si è acuito con il crollo della borsa dovuto alla decisione della agenzie di rating di declassare il Paese scoraggiando investimenti e prestiti, il governo Papandreu aveva risposto all’Unione europea e al Fondo monetario internazionale che pensioni e salari non sarebbero stati toccati. Anzi, di fronte all’esplicita richiesta europea di tagliare sulla spesa pubblica, Atene aveva annunciato il taglio delle spese militari.
Ma a quanto pare resistere alle pressioni dei debitori non è stato così facile, visto che il tre marzo il governo ha annunciato una serie di tagli selettivi. Via le tredicesime dai dipendenti pubblici, ma soprattutto tagli alle pensioni e tagli sui lavoratori privati e interinali. Questi ultimi, i più colpiti dalla crisi, si ritrovano adesso ad affrontare una profonda crisi di rappresentanza; il principale sindacato del settore privato, il Gsee, è saldamente schierato a fianco del governo.
Per questo il 5 marzo, durante uno sciopero contro i tagli sui salari e l’aumento delle tasse su benzina e tabacco, quando il capo del Gsee Panangoupoulos ha tentato di prendere la parola la folla inferocita lo ha attaccato lanciando yogurt, acqua e persino tazze di caffè. Giorni di incertezza, in Grecia, di crisi e di tanta rabbia.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






