Il futuro di Balotelli sulle orme di Ibra
CALCIO. Il giovane talento nerazzurro ha ufficializzato l’accordo con l’agente Mino Raiola, lo stesso dello svedese.
Mario Balotelli cambia, e di comune accordo con la famiglia che fino a ieri si era preoccupata di gestirne immagine e interessi, si affida a un esperto del settore: Mino Raiola. Quarantuno anni e campano di nascita, costui è persona nota alla Pinetina perché in estate gestì la più grande operazione interista degli ultimi anni, ovvero Ibrahimovic (e Maxwell) al Barcellona in cambio di Eto’o e un congruo compenso.
Un affare soprattutto per le tasche di Moratti, che con il gruzzoletto spagnolo ha poi ingaggiato i genoani Milito e Motta; ma un affarone principalmente per l’asso svedese e il suo procuratore, che hanno scucito fior di milioni al club campione europeo in carica. Ibrahimovic ha vinto meno, sia a livello personale che di squadra, sia di Leo Messi sia Cristiano Ronaldo, ma ha guadagnato una cifra superiore: come ha fatto? Merito del suo agente, l’unico che tenne botta a Mourinho quando questi cercò di ridimensionare l’apporto del centravanti nella conquista dello scorso scudetto. Anzi disse che senza il piedone svedese chissà dove sarebbero arrivati i nerazzurri, alla faccia dell’allenatore portoghese. Risultato: Ibra da Guardiola, arrivederci e grazie.
Raiola è uno di quei personaggi di cui il mondo del pallone è pieno, assurti dal nulla e in pochi anni diventati molto potenti. Nato ad Angri in provincia di Salerno, il piccolo Carmine passò ben presto in Olanda, località Harleem, dove il papà Mario e mammà Annunziata gestiscono tuttora un ristorante. Lì crebbe e prese a interessarsi al calcio, praticandolo anche senza risultati di rilievo; ma soprattutto strinse amicizia con alcuni giocatori che andavano a mangiare alla pizzeria di famiglia. Diventò dirigente della squadra di città, ma la prima volta che il suo nome apparve sulle cronache dei quotidiani fu quando permise il passaggio di Bergkamp a Milano, ovviamente sponda nerazzurra, per venti miliardi di lire. Giusto un affare di denaro, viste le scarse prestazioni del fantasista; ma l’uscio del mondo del calcio poteva dirsi varcato. Sempre via Ajax, eccolo realizzare anni dopo un altro colpo, il passaggio del fedelissimo Ibrahimovic alla Juventus.
Come, lo abbiamo scoperto grazie a Luciano Moggi, intercettato in data 2004: «Tu e Ibra continuate a fare la guerra, non mandarlo ad allenarsi. Lui viene alla Juventus per dodici milioni, a questo ci devi pensare tu». Il giocatore mal sopportava Van der Vaart, suo compagno, e voleva andarsene. Lione e Monaco avevano offerto venti milioni di euro. L’Ajax era d’accordo, Moggi e Raiola no. E si sa com’è andata a finire. I rapporti tra i due hanno vissuto altalene di umore, probabilmente perché entrambi sapevano il fatto loro. Ma mentre Moggi può ben dirsi (e auspicare) decaduto, l’agente ha più che mai il vento in poppa: una residenza a Montecarlo, filiali sparse tra Brasile e Olanda, e la virtù di sei lingue parlate. Tutte biforcute, sostengono i peccatori malpensanti. Gli stessi che, a sentire della firma di Mario Balotelli, hanno ripensato a una storia già vissuta.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







