Il grido coraggioso delle donne di Neshat

Alessia Mazzenga
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CINEMA. Esce oggi nelle sale "Donne senza uomini" della celebre videoartista iraniana Shirin Neshat. Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia è un ritratto appassionato del suo Paese.

Donne iraniane pesantemente costrette da veli neri, occhi tristi e mani che imbracciano armi moderne. Ma anche volti fieri, labbra sensuali e corpi sinuosi, che seguono le curve della scrittura persiana.
 
Sono gli scatti della celebre fotografa e videoartista iraniana Shirin Neshat da oggi al cinema con Donne senza uomini, lungometraggio d’esordio sul colpo di stato, che segnerà la fine della repubblica democratica in Iran. Teheran, estate 1953, sullo sfondo dei gravi fatti politici, che destituirono illegittimamente il capo di stato democraticamente eletto, Mohammad Mossadeghg, per ricostituire il governo dello Shah, appoggiato dagli inglesi e dagli americani, il film segue le storie tragiche e i destini ingabbiati di quattro donne: Munis, pasionaria politica, Faezeh, apparentemente più integrata e quindi  maggiormente succube delle regole imposte dai padri e dai mariti, Fakhiri, donna sposata ad un uomo senza amore, ma in grado di scegliere la passione, che gli impone il suo spirito libero e Zarin, prostituta tristemente abusata, sicuramente la più tragica delle quattro immagini di donna, rappresentate poeticamente dalla Neshat.
 
Donne senza uomini si apre con la sequenza shock del suicidio di Munis. L’immagine della donna sul tetto di una casa, che nervosamente guarda  in basso il vuoto è Grande Cinema, di un’ estrema potenza e di un’ assoluto rigore formale. Poi il film fa un passo indietro e comincia a raccontare la vicenda di queste donne diverse come estrazione sociale e come storia personale, ma accomunate tutte da una stessa soggezione ad una società e ad uomini ottusi e violenti. 
 
Le vicende private delle protagoniste, inizialmente raccontate secondo uno stile realistico, s’intrecciano con i fatti storici, che ne condizionano i movimenti fino all’incontro di Faezeh, Fakhiri e Zarin all’interno di una villa, alle porte di Teheran, luogo ameno e incantato, dove ritrovare la dignità perduta e le identità negate. Film tratto dal libro omonimo e proibito in patria della celebre scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur il ritratto dell’Iran di quegli anni crea un rimando voluto e inevitabile con l’immagine del Paese attuale.
 
Le donne oppresse, ma  forti, che non si piegano a compromessi del film sono chiaramente le stesse, che coraggiosamente oggi sono in prima fila nella cosiddetta rivoluzione verde. Le immagini della Neshat, fortemente debitrici delle sue videoinstallazioni, soprattutto nella parte  più surreale e magica, che si svolge nella villa e le sue celebri foto sono un omaggio a queste donne da sempre per lei fonte d’ispirazione. 
 
«Cerco sempre di rappresentare i volti di queste donne senza paura - ha spiegato l’artista -. Ci sono enormi somiglianze tra quelle bellissime di questa estate e  le donne del mio film. La storia si ripete sia per il Paese, sia per loro». 
 
Unica pecca forse un’attenzione eccessiva all’estetica dell’immagine, che distrae  l’artista dall’indagare a fondo la psicologia dei personaggi in un’opera che comunque a fine visione fa esplodere forte il grido di una nazione ancora alla ricerca della propria libertà.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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