Il paese di Brunetta

Roberto Ferrucci (Terra a Nordest; www.robertoferrucci.com)

IDEE. Una lettera azzurrina, sdilinquita, piena di “vi voglio bene” mandata a tutte le famiglie veneziane, la scelta di candidarsi per amore, le coccole agli anziani via telefono se sarà eletto. È la campagna elettorale stile Baci Perugina del ministro Brunetta.

Una lettera azzurrina, sdilinquita, piena di “vi voglio bene” mandata a tutte le famiglie veneziane, la scelta di candidarsi per amore, le coccole agli anziani via telefono se sarà eletto. È la campagna elettorale stile Baci Perugina del ministro Brunetta. Che tutto l’amore sia poi invece rivolto al potere, alle “careghe”, al desiderio di vendere la città a pezzi (Casinò in primis) ai soliti noti, quello è del tutto incidentale, eppure estremamente evidente. Talmente evidente, da essere ormai invisibile. Già, perché provate a immaginarvi stranieri e perciò estranei a questo paese. Immaginate di essere arrivati qui nell’ultimo mese, e aver seguito con attenzione gli accadimenti politici.
 
Testimoni di tutto quel che sta accadendo di losco, sconcertante e vomitevole dalle nostre parti, trovereste del tutto folle il fatto che ci sia ancora qualcuno che abbia dei dubbi su chi e cosa votare fra un mese esatto. E invece no, siamo talmente assuefatti allo schifo che ci attornia che non sappiamo più non dico distinguere, ma nemmeno vedere. In qualunque paese normale, le vicende di Bertolaso e soci, e quelle di Di Girolamo e soci, basterebbero non solo a far ravvedere l’intero elettorato, ma a far dimettere un governo.
 
A noi, invece, nemmeno sfiora il pensiero. Non solo. Sarò paradossale e dico che il corrotto Bettino Craxi (morto latitante) andrebbe sì riabilitato, ma per essere stato l’unico del clan a pagare, e per molto meno di quanto stanno facendo alla luce del sole e sotto i nostri occhi i suoi eredi politici. Facendo dunque lo sforzo di immaginarmi straniero, assisto attonito, incredulo all’assurda possibilità che uno come Renato Brunetta rischi di diventare il nuovo sindaco di Venezia, uno capace di autocandidarsi - seriamente - al Nobel per l’economia, uno capace di dare dei fannulloni e panzoni ai poliziotti, uno che fa parte di quel potere politico di cui sopra, e fermo qui l’elenco. Sottolineo l’aspetto corruzione di tutta una parte politica, essendo costretto a tralasciare, ahimè, il resto, che è ben più importante. E cioè i valori, i principi.
 
Sembra davvero non servire più a niente ricordare che in qualunque altro paese civile, un partito come quello della Lega non sarebbe mai arrivato al governo. Sarebbe invece stato messo ai margini. Ci ritroviamo a combattere contro un razzismo ormai istituzionale, violento e nemmeno ci voltiamo dall’altra parte. Al contrario, guardiamo questo scempio dei diritti umani negli occhi, lo condividiamo e così Luca Zaia diventerà governatore. Questo è il paese in cui viviamo, un paese che evidentemente a noi, popolo senza più speranza, piace davvero. Scappiamo?  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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