Il pericolo di un vuoto di potere
NIGERIA. Il presidente ad interim Jonathan Goodluck ha sciolto l’esecutivo ereditato dal capo di Stato per rimpiazzarlo con un gabinetto di suo gradimento. Adesso si temono nuovi scontri tra etnie e confessioni religiose per la spartizione del potere.
In uno Stato grande e popoloso come la Nigeria un vuoto di potere può produrre danni considerevoli. E se nel Paese africano di vera e propria poltrona vacante non si può parlare, una cosa è certa: il presidente Umaru Yar’Adua, malato da 4 mesi, non vuole cedere formalmente il potere a quello ad interim, Jonathan Goodluck. In una situazione di stallo che dura da novembre scorso, mese in cui il vecchio Yar’Adua è andato a curarsi in Arabia Saudita, mercoledì sera Goodluck ha deciso di sciogliere l’attuale governo (lasciato in eredità dal capo di Stato), per formarne uno di sua impronta, pur rispettando le norme costituzionali sulle diverse componenti confessionali ed etniche. Lo scioglimento dell’esecutivo è stato confermato da diversi politici nigeriani, tra cui il ministro dell’Informazione e della comunicazione e portavoce dell’esecutivo, Dora Akunyli: «Jonathan ha sciolto il Consiglio e non ci ha spiegato le ragioni, ma possiamo garantire che non ci sarà alcun vuoto di potere», ha assicurato il ministro.
Ma oltre che con quello di impasse istituzionale, il Paese deve anche fare i conti con il rischio di possibili nuovi scontri tra i cristiani del sud e i musulmani del nord. L’ultimo incidente risale a pochi giorni fa, quando undici persone di religione cristiana sono rimaste uccise in un’incursione notturna in un villaggio nello Stato centrale dell’Altopiano, la regione del Middle Blet. Le violenze che dall’inizio dell’anno animano la zona hanno poco a che vedere con le differenza religiose, e sono piuttosto collegate al desiderio di maggior autonomia dal governo centrale da parte di alcune organizzazioni politiche che operano nella regione. Un vuoto di potere al vertice rischia perciò di lasciare maggiore spazio di manovra a questi gruppi.
Ad aggiungere benzina sul fuoco è arrivata nei giorni scorsi la provocatoria proposta del presidente libico Muhammar Gheddafi. «Dividiamo la Nigeria in due Stati», ha suggerito il leader, sottolineando che questo sarebbe un modo veloce per porre fine ai violenti scontri tra cristiani e musulmani. Una soluzione in realtà molto lontana dall’essere praticabile: le risorse petrolifere che costituiscono la principale fonte di ricchezza del Paese si trovano nelle zone centrali e meridionali, e ciò rende impossibile separare il nord dal sud.
La reazione della diplomazia nigeriana è stata dura e secca: «Quell’uomo è matto. Con tutto il rispetto, non merita nemmeno l’attenzione della gente», ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri. Abuja ha richiamato il suo ambasciatore da Tripoli per «questioni urgenti» relative alle pesantissime dichiarazioni di Gheddafi. In Nigeria anche solo evocare la possibilità di dividere il Paese è reato e fonte di preoccupazione per tutti. Nel 1967 le mire scissioniste della etnia Ibo delle regioni del sud est portarono alla guerra del Biafra in cui, durante tre anni di scontri, rimasero uccise circa un milione di persone.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






